Sesso in cambio di alcol e medicine: la rivelazione shock di Di Giacomo dopo la rivolta in carcere

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Lo ha detto il segretario del Sindacato di polizia penitenziaria, per il quale le ragioni della sommossa non vanno individuate nel sovraffollamento della struttura o nella carenza di agenti. GUARDA LA VIDEOINTERVISTA


CAMPOBASSO. Sesso in cambio di alcol e medicine: è quello che succede in carcere. E Campobasso non fa eccezione. E’ quello che ha rivelato Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato di Polizia penitenziaria (Spp), in una conferenza stampa davanti al carcere di via Cavour, dove mercoledì sera è scoppiata una rivolta, con vetri infranti e materassi dati alle fiamme.

Otto i detenuti autori della sommossa, che ha portato Campobasso alla ribalta della stampa nazionale. Sette di loro sono stati trasferiti “vicino casa loro” come ha riferito Di Giacomo, a Roma e Velletri. L’ottavo detenuto, secondo alcune indiscrezioni coinvolto nell’inchiesta ‘Mafia capitale’, è in attesa di essere spostato. Tutti sono stati indagati, dalla Procura di Campobasso, per interruzione di pubblico servizio, incendio, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.

“Da quando è in vigore la cosiddetta ‘vigilanza aperta’, con i detenuti liberi di poter uscire dalle celle e socializzare – ha detto Di Giacomo – succede anche questo. Le possibilità di chi si trova in carcere non sono uguali per tutti, così chi ha più forza fisica, economica e mentale riesce a imporsi sugli altri. Di conseguenza c’è chi scambia vino e medicine per sesso. Una situazione che va di pari passo con l’aumento delle violenze sessuali, che non vengono denunciate quasi mai, perché i detenuti hanno paura di essere derisi dagli altri carcerati e perché si temono altre ritorsioni. Sono aumentati questi reati, così come quelli nei confronti della polizia penitenziaria. Ma pensare di risolvere la situazione con la forza e con l'utilizzo della pistola elettrica è inaccettabile".

“Il carcere è diventato un immondezzaio e invece deve essere un luogo di recupero sociale - ha aggiunto il sindacalista – oggi noi reimmettiamo nella società persone peggiori di quelle che entrano, creando una sorta di ‘università dei delinquenti’. Ma riassumere i problemi del carcere col sovraffollamento o la carenza organica è una cosa ridicola e i responsabili di questo siamo anche noi sindacati, che nel corso degli anni non siamo riusciti a rinnovarci. Quello che è successo a Campobasso rischia di succedere anche in altre carceri italiane. Non si è capito che se stanno bene i detenuti funziona tutto il sistema". 

La rivolta di mercoledì scorso, secondo Di Giacomo, non era organizzata. Ma una volta scoppiata, ha rimarcato, ha coinvolto non le celle, ma i locali che ospitano gli agenti di Polizia penitenziaria, che oggi sono senza sedie e senza bagno, andato distrutto.

“Tutto è nato - ha precisato il segretario del Sindacato di Polizia penitenziaria - perché a un detenuto non è stata concessa una telefonata, non so se giustamente o ingiustamente. Sta di fatto che le condizioni all’interno delle carceri, anche quello di Campobasso, sono di invivibilità. Il penitenziario di Campobasso non è mai stato punitivo, c'è sempre stata una certa disponibilità, ovviamente sempre nell’ambito della norma. Se si cambia succede questo”.

Carmen Sepede

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