Scompenso cardiaco, quando la prevenzione può salvare la vita

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La Farmacia San Lazzaro di Isernia è tra le strutture specializzate che hanno dedicato il mese di maggio alla condizione clinica complessa che colpisce un milione di italiani. Distribuito materiale informativ ed effettuate la misurazione della pressione sanguigna e della fibrillazione atriale


ISERNIA. E’ una condizione clinica complessa e sono più di un milione di italiani a soffrire di scompenso cardiaco. A rischio maggiore sono soggetti anziani, chi ha avuto un infarto o soffre di pressione alta, diabete, fibrillazione atriale o di altra aritmia, di una malattia delle valvole del cuore, chi ha difetti cardiaci congeniti, malattie tiroidee, chi ha subito chemio e/o radioterapia al torace, chi abusa o fatto abuso di alcol e droghe.

Fondamentale è la prevenzione. Per questo la Farmacia di San Lazzaro a Isernia è tra le strutture specializzate che dedicano il mese di maggio allo scompenso cardiaco con la distribuzione di materiale informativo, la misurazione della pressione sanguigna, della fibrillazione atriale (la più frequente forma di aritmia), la cui incidenza aumenta con l’età e spesso anticipa l’esordio dello scompenso e il controllo del tenore di ossigeno nel sangue.

“Lo scompenso cardiaco – spiega il dottor Edoardo Gronda, Specialista in Cardiologia, Consulente Scientifico di ALT-Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – è una condizione che trae origine dalle conseguenze di danni cardiaci generati da malattie acute come l’infarto miocardico e le miocarditi o si sono determinati per sommazione nel tempo a carico del miocardio, dell’albero coronarico o delle sue strutture valvolari a seguito di ipertensione arteriosa, diabete mellito, dislipidemia e di fattori dannosi per il cuore e per l’apparato circolatorio. Negli ultimi 40 anni abbiamo imparato a curare in modo sempre più efficace le cause acute di danno cardiaco ma non siamo stati in grado di ripristinare, nel cuore danneggiato, condizioni di completa normalità, eliminandone le conseguenze. Non siamo riusciti a evitare che queste agiscano sul cuore in modo permanente e progressivo, determinando, nel tempo, la perdita di efficienza della pompa miocordica sino allo scompenso”.

Oggi le terapie disponibili limitano la progressione della malattia aumentando notevolmente la popolazione curata ma purtroppo non guarita. “Una piccola percentuale di pazienti, grazie alle cure costanti, diventa libera dalla malattia – evidenzia ancora lo specialista - . C’è poi una parte di pazienti che recupera la funzione di pompa ma senza la guarigione che corrisponde alla libertà dalla malattia. I soggetti rispondono alle cure ma non possono sospenderle perché la malattia è ancora presente, sebbene controllata. Esiste poi una porzione prevalente di popolazione in cui il quadro clinico si stabilizza con un recupero solo parziale della funzione cardiaca ma grazie alle cure acquista e mantiene una ripresa dell’attività sociale e familiare vicina alla norma. Infine, ci sono i pazienti, che restano o diventano sintomatici nonostante le cure”.

Negli anni ‘90 è stata sviluppata la terapia elettrica del cuore con la messa a punto di apparecchi impiantabili in grado di regolare il ritmo cardiaco (pace maker), l’attivazione elettrica del muscolo cardiaco (apparecchi per la re-sincronizzazione cardiaca) e di erogare shock elettrico al cuore per terminare aritmie minacciose che, dissociando l'attivazione elettrica dalla funzione meccanica di pompa, ne determinano l’arresto (defibrillatori). “Negli anni 2000 – conclude Gronda - questi presidi hanno migliorato significativamente la prognosi della malattia oltre alle cure. In caso di insufficienza cardiaca grave si valutano il trapianto o i dispositivi impiantabili a livello cardiaco per supportare la circolazione”.

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