Esce dal carcere di Campobasso per andare al lavoro: fuggito 47enne condannato per omicidio

Esce dal carcere di Campobasso per andare al lavoro: fuggito 47enne condannato per omicidio

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L’uomo questa mattina si è recato regolarmente a lavoro, all’Istituto Agrario, ma poi è sparito. Lo stanno cercando in tutta Italia. Intanto il segretario del sindacato Spp denuncia: rischio epidemia, nei penitenziari due persone su tre sono malate


CAMPOBASSO. In carcere per omicidio fugge e fa perdere le sue tracce. E’ successo oggi a Campobasso, dove un detenuto, 47 anni, di nazionalità albanese, oggi è evaso. L’uomo godeva dei permessi lavorativi previsti dell’articolo 21, per il reinserimento dei detenuti.

Questa mattina è andato regolarmente al lavoro, all’Istituto Agrario, ma a un certo punto è sparito.  A ora di pranzo, quando sarebbe dovuto tornare in carcere, non si è presentato in via Cavour. Immediato è scattato l’allarme, con le ricerche della polizia e dei carabinieri in corso in tutta Italia.

Si cerca di capire se sia ancora in città, o se abbia preso un treno o un pullman per allontanarsi da Campobasso. Non si esclude neppure che possa aver avuto un complice. Da qui la denuncia per evasione. 

“Tutto questo dimostra a mio avviso la fragilità del sistema di premialità”, il commento del segretario generale del Sindacato di Polizia penitenziaria Aldo Di Giacomo, che proprio oggi ha denunciato una situazione relativa al sistema carcerario: c’è rischio epidemia, due detenuti su tre sono malati, in aumento Hiv e tubercolosi, come evidenziano i dati diffusi al congresso Simspe-Simit.

Il sindacato Spp si rivolgerà alla Corte Europea di Giustizia e al Ministero di Grazia e Giustizia, perché istituisca una “indennità rischio salute” in busta paga del personale penitenziario.

“Un terzo della popolazione – aggiunge Di Giacomo - è straniera, e con il collasso di sistemi sanitari esteri, con il movimento delle persone, si riscontrano nelle carceri tassi di tubercolosi. Il 25% dei detenuti è tossicodipendente, il 12% con malattie psichiatriche. In questa situazione – conclude – è intollerabile che si parli solo ed esclusivamente di assicurare i Livelli essenziali di assistenza ai detenuti escludendo il personale penitenziario, continuando a sottovalutare i rischi”.

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