Maxi truffa delle auto di lusso: scena muta dell’indagata isernina

Maxi truffa delle auto di lusso: scena muta dell’indagata isernina

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La 54enne, detenuta a Chieti, non ha risposto alle domande del gip


ISERNIA. Ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere M.L.B., la 54enne di Isernia finita in carcere nell’inchiesta per la megatruffa delle auto di lusso denominata ‘Galaxy’. Ieri mattina, 21 ottobre, l’interrogatorio di garanzia, per rogatoria a Chieti, dove la donna è detenuta nonostante sia incensurata. Per lei le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e falso.

Ad assisterla, l’avvocato di Venafro Carmine Biasiello, che ha eccepito una serie di questioni processuali tra cui l’intempestività della fissazione dell’udienza dell’interrogatorio davanti al gip e la presunta incompetenza del giudice che ha emesso la misura cautelare restrittiva della libertà personale, sulle quali il giudice per le indagini preliminari si è riservato di decidere. Essendo infatti contestato il reato di associazione a delinquere da parte degli inquirenti, ed essendo i fatti – risalenti al periodo compreso tra il 2016 e l’inizio del 2018 – accaduti a Cassino, la competenza territoriale del gip ricadrebbe appunto nella città del Frusinate.

Nella maxinchiesta della Guardia di Finanza di Isernia, coordinata dalla procura pentra, figurano ben 13 arresti con custodia cautelare in carcere e 10 misure di arresti domiciliari. Sotto la lente degli inquirenti, il settore della commercializzazione di autovetture di lusso di origine comunitaria: scoperta di una mega frode in danno dell’Unione europea e dell’Italia, che ha portato al sequestro preventivo di circa 7.5 milioni di euro per beni mobili ed immobili, somme di denaro, autoveicoli e quote societarie nei confronti di 23 persone ( di cui due molisani, gli isernini C.I., uomo di 50 anni, e M.L.B., donna 54enne) e 21 società con sedi in tutta Italia. Le indagini, durate un anno con l'impiego di circa 200 militari e numerosi automezzi, hanno toccato le provincie di Isernia, Milano, Salerno, Caserta, Frosinone, Latina e Macerata.

Ben 51,5 milioni di euro di imponibile relativi all’emissione di fatture soggettivamente e/o oggettivamente inesistenti; 167 persone fisiche coinvolte a vario titolo; 159 concessionarie auto italiane e 9 società estere coinvolte: questi i numeri dell’operazione Galaxy, che avrebbe smascherato la presenza del clan dei casalesi e della camorra dell’area vesuviana e nocerino-sarnese dietro il sistema di acquisto di auto di lusso d’importazione dall’estero, immesse sul mercato italiano con documenti completamente stampati da zero.

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