Pirateria tv, il re del ‘pezzotto’ nel mirino della camorra

Pirateria tv, il re del ‘pezzotto’ nel mirino della camorra

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La criminalità organizzata interessata al giro d’affari ideato da Franco Maccarelli, il “genio dell’informatica” che da solo movimentava oltre 6 milioni di euro. La novità emerge da un reportage pubblicato su Il Mattino


ROMA. C’è l’ombra della camorra, dietro al re della pirateria tv, con origini venafrane, Franco Maccarelli, finito al centro dell’inchiesta Eclissi della Guardia di finanza, coordinata a livello nazionale dalle procure di Roma e Napoli. Operazione, iniziata nel 2015, a seguito della quale lo scorso 18 settembre si è proceduto all’oscuramento del segnale delle varie Iptv – il sistema di trasmissione di segnali televisivi su reti informatiche basate sui protocolli TCP/IP, in particolare sulla rete Internet.

Maccarelli, detto Eros, la mente del 'pezzotto', aveva ideato il sistema illegale che consentiva a milioni di utenti di guardare, comodamente seduti sul divano di casa, la propria squadra del cuore o le serie tv preferita a prezzi stracciati, in barba ai vari Sky, Dazn, Netflix, ecc. E da solo – sostengono gli inquirenti - movimentava qualcosa come 6 milioni e mezzo di euro l’anno.

Un ‘giro’ che inevitabilmente avrebbe attirato l’attenzione della criminalità organizzata, desiderosa di mettere le mani su un sistema tanto remunerativo. Ed ecco che, secondo un reportage pubblicato dal quotidiano Il Mattino, Eros sarebbe un “genio degli affari e dell’informatica, costretto a schivare i clan scissionisti”. Non sarebbero sfuggiti, per lui che aveva gli uffici al Centro direzionale di Napoli, i suoi spostamenti tra Milano e Malta per gestire l’Iptv. Infatti, egli stesso, in una telefonata intercettata su Skype, farebbe riferimento “a minacce subite dal clan Lo Russo”.

Si arricchisce così di particolari la già corposa inchiesta che ha portato ad oscurare l’intera piattaforma Xtream Codes, 80 siti internet e 183 server dedicati alla riproduzione e diffusione dei flussi audiovisivi, erogati, al solo momento del sequestro, a oltre 700mila utenti online. Numeri impressionanti: oltre 5 milioni di utenti solo in Italia, per un giro d’affari stimato in circa 60 milioni di euro annui; 197, infine, i rapporti finanziari sequestrati tra account paypal, postepay e conti corrente.

I membri dell’organizzazione predisponevano e gestivano all’ estero idonei spazi informatici attraverso i quali ritrasmettevano i segnali su larga scala, anche in Italia. Una fitta rete commerciale, diffusa su tutto il territorio nazionale e con basi prevalentemente in Lombardia, Veneto, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia riceveva il segnale grazie a questa tecnologia, acquisendo illegalmente interi pacchetti di contenuti per la successiva rivendita al cliente finale ad un prezzo di 12 euro circa, consentendo così di vedere tutti i principali palinsesti TV con un unico abbonamento.

Gli indagati sono in totale 25 e dovranno rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla riproduzione e commercializzazione illecita di IPTV con la circostanza aggravata del reato transnazionale.

 

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