Soldi e feste per politici e imprenditori, scarafaggi per i migranti: la verità dell'inchiesta choc sull'accoglienza

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FESTE, VILLE E SCARAFAGGI: LE DUE FACCE DELL'ACCOGLIENZA. Nel tempo, il sistema di rendicontazione dei costi avrebbe compreso anche spese che con gli immigrati non avevano nulla a che fare, come nel caso di quelle sostenute per l’organizzazione della festa per il diciottesimo compleanno del figlio di un responsabile e confluite nella contabilità del servizio Sprar quale costo sostenuto per la realizzazione di una manifestazione finalizzata all’integrazione dei migranti ospiti. Sempre a carico del servizio Sprar sono state poste anche delle spese di ristrutturazione della villa, con annesso campo da tennis, di proprietà di un responsabile della cooperativa coinvolta.

L'altra faccia della medaglia, poi, era l'accoglienza vera riservata ai migranti: ambienti sporchi e blatte all’interno delle cucine, bagni putridi, umidità alle pareti.  Al contrario, per i responsabili dei centri d'accoglienza e degli Sprar, c'erano le automobili di pregio, quali due Suv BMW modello X1 e X3, acquistati in leasing dalla cooperativa affidataria del servizio.

scarafaggiPer quanto concerne il servizio di affidamento dei servizi da parte di alcuni Comuni siti nelle province di Isernia, Caserta e Frosinone, è stata rilevata anche l'assenza di procedure ad evidenza pubblica. Senza contare che il sindaco di un comune coinvolto era riuscito ad ottenere, quale 'compenso' per l'affidamento a una certa cooperativa, l’assunzione di familiari e conoscenti. Ma non si era fermato lì: aveva infatti preteso, in alcune circostanze, anche un aumento di stipendio per una persona di suo interesse.

IL PATTO TRA LE COOPERATIVE Le indagini svolte hanno permesso di appurare che le cooperative erano giunte a una sorta di patto di non concorrenza con il quale si erano spartite il territorio ove operavano. Illuminante in tal caso è stata la circostanza in cui, di fronte al tentativo di 'infiltrazione' da parte di un’altra cooperativa, veniva rilevato l’intervento di un sindaco che, con minacce più o meno velate, costringeva la proprietaria dell’immobile che doveva essere adibito a residenza degli immigrati a rescindere il contratto di locazione già stipulato e registrato.

MIGRANTI INESISTENTI. Nel corso delle indagini venivano accertati casi di pagamento di rette per migranti non più presenti sul territorio italiano e il subappalto di vitto e alloggio a un centro fatiscente a un prezzo risultato essere inferiore di un terzo, rispetto a quello versato dalla prefettura, ottenendo così un indebito guadagno.

All’esito delle indagini di polizia giudiziaria, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Cassino, su richiesta del sostituto procuratore Alfredo Mattei, ha emesso un’ordinanza di applicazione di 18 misure cautelari personali, di cui 11 relative all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e 7 relative al divieto di esercitare attività imprenditoriali, disponendo altresì il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente di beni per un importo pari a circa tre milioni di euro.

Pba

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