Soldi e feste per politici e imprenditori, scarafaggi per i migranti: la verità dell'inchiesta choc sull'accoglienza

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Assunzioni, lavori nelle ville e automobili per i coinvolti, degrado e sporcizia per gli ospiti: sequestrati 3 milioni di euro alle cooperative. Coinvolti anche il sindaco di Sant'Agapito Giuseppe Di Pilla e il suo tecnico comunale Salvatore Maddonni


CASSINO. Feste di compleanno per i figli, assunzioni di familiari, Suv di marca: tutto con i soldi destinati all'accoglienza, che si traduceva, giocoforza, in servizi fatiscenti, sporcizia, degrado, addirittura scarafaggi. Sono immagini che fanno male, quelle mostrate dalla procura di Cassino nel corso della conferenza stampa di stamani che ha svelato i dettagli di una vasta operazione di servizio nel settore dell’accoglienza dei cittadini stranieri richiedenti asilo.

Venticinque le persone coinvolte, a vario titolo, per reati che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di dipendenti pubblici o incaricati di un pubblico servizio, estorsione, truffa ai danni dello Stato ed enti pubblici, frode in pubbliche forniture, abuso d’ufficio, malversazione ai danni dello Stato, emissione ed utilizzo di fatture false; 18 le misure cautelari personali, di cui 11 relative all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e 7 relative al divieto di esercitare attività imprenditoriali.

gdf conf stampa ciociaria oggiLe indagini di polizia giudiziaria svolte su delega della procura di Cassino, sotto la direzione del procuratore capo Luciano d’Emmanuele e del sostituto Alfredo Mattei (nella foto di Ciociaria Oggi) hanno coinvolto numerosi Comuni delle province di Frosinone, Caserta, Isernia, Latina e Rieti. Nell’ambito delle indagini è stata acquisita copiosa documentazione contabile ed extracontabile che ha consentito di individuare numerosi comportamenti illeciti nella gestione dell’accoglienza dei rifugiati sia nel sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) che in quello dei Centri di accoglienza straordinari (CAS) gestiti dagli uffici delle prefetture.

I NOMI. Personaggi più o meno illustri, tra politici, amministratori, pubblici ufficiali e imprenditori, quelli coinvolti a vario titolo nell'operazione 'Welcome to Italy' svolta congiuntamente dalla Guardia di Finanza di Cassino e dagli agenti della Squadra Mobile della polizia del Commissariato locale. Si tratta di Paolo Aristide Aristipini, 48 anni di Cervaro; Katia Risi, 44 anni di Cervaro; Bruno Vincenzo Scittarelli, 70 anni di Cassino, di cui è stato anche sindaco; Lucia Risi, 37 anni, nata a Sora ma residente a Cassino; Daniele Scittarelli, 37 anni di Cassino; Daniele Quadrini, 48 anni di Sora; Michele Murante, 70 anni di Poggio Moiano (Rieti); Massimiliano Murante, 34 anni di Rieti; Alessandro Pieroncini, 36 anni di Roma; Modesto Mario Della Rosa, ex deputato, 60 anni di San Giorgio a Liri, di cui è stato anche sindaco; Massimiliano Terrezza, 43 anni di San Giorgio a Liri; Angelo Marrocco, 69 anni, ex sindaco di Rocca D'Evandro; Ornella Romanelli, 63 anni di Mignano Montelungo ma residente a Rocca D'Evandro; Simone Di Nallo, 42 anni di Cervaro; Giuseppe Di Pilla, 67 anni, sindaco di Sant'Agapito; Salvatore Maddonni, 63 anni di Isernia, tecnico comunale a Sant'Agapito; Giuseppe D'Errico, 40 anni di Caserta ma residente a Casagiove; Francesco Mosillo, 37 anni di Cassino; Lucio Secondino, 43 anni di Cassino; Dino Secondino, 45 anni di Cassino; Michele De Rosa, 36 anni di Cassino; Luca Imondi, 38 anni di Cassino, Martino Valiante, 58 anni di Santa Maria Capuavetere; Valentina Tomassi, 35 anni di Cassino; Salvatore Secondino, 75 anni di Cassino. 

FATTURE FALSE E RIMBORSI DOPPI. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, molteplici sarebbero state le condotte criminose poste in essere: dall’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e relative all’ottenimento di rimborsi non dovuti, alla frode nella fornitura di servizi ai rifugiati fino alla richiesta di rimborso rette per rifugiati non più presenti sul territorio nazionale, oltre a essere individuati ulteriori soggetti ad essi collegati. Veniva inoltre rilevato un caso di corruzione di un funzionario addetto alla rendicontazione del servizio Sprar per la percezione di contributi per costi mai sostenuti.

ASSUNZIONI PER I FAMILIARI. Nell’ambito dei controlli documentali emergeva, in alcuni casi, la doppia annotazione nei registri di rendicontazione di costi sostenuti da cooperative per il servizio Sprar e la doppia percezione di contributi per il pagamento di personale dipendente delle cooperative, nonché un doppio utilizzo dell’Iva, portata sia in detrazione che rimborsata. Per la procura ci sarebbero, inoltre, "precise responsabilità" a carico dei legali rappresentanti e soci di tre cooperative, dalle quali è emerso un vero e proprio sistema basato sull’illecito e indebito rapporto tra il responsabile dell’ufficio rendicontazione del servizio Sprar e i responsabili di due delle cooperative stesse, ramificate nei territori delle province di Frosinone, Caserta e Isernia. In un caso, è stato rilevato che a fronte dell’intervento di un pubblico ufficiale era stata prospettata, quale compenso, l’assunzione del figlio, cosa poi regolarmente avvenuta.


FESTE, VILLE E SCARAFAGGI: LE DUE FACCE DELL'ACCOGLIENZA. Nel tempo, il sistema di rendicontazione dei costi avrebbe compreso anche spese che con gli immigrati non avevano nulla a che fare, come nel caso di quelle sostenute per l’organizzazione della festa per il diciottesimo compleanno del figlio di un responsabile e confluite nella contabilità del servizio Sprar quale costo sostenuto per la realizzazione di una manifestazione finalizzata all’integrazione dei migranti ospiti. Sempre a carico del servizio Sprar sono state poste anche delle spese di ristrutturazione della villa, con annesso campo da tennis, di proprietà di un responsabile della cooperativa coinvolta.

L'altra faccia della medaglia, poi, era l'accoglienza vera riservata ai migranti: ambienti sporchi e blatte all’interno delle cucine, bagni putridi, umidità alle pareti.  Al contrario, per i responsabili dei centri d'accoglienza e degli Sprar, c'erano le automobili di pregio, quali due Suv BMW modello X1 e X3, acquistati in leasing dalla cooperativa affidataria del servizio.

scarafaggiPer quanto concerne il servizio di affidamento dei servizi da parte di alcuni Comuni siti nelle province di Isernia, Caserta e Frosinone, è stata rilevata anche l'assenza di procedure ad evidenza pubblica. Senza contare che il sindaco di un comune coinvolto era riuscito ad ottenere, quale 'compenso' per l'affidamento a una certa cooperativa, l’assunzione di familiari e conoscenti. Ma non si era fermato lì: aveva infatti preteso, in alcune circostanze, anche un aumento di stipendio per una persona di suo interesse.

IL PATTO TRA LE COOPERATIVE Le indagini svolte hanno permesso di appurare che le cooperative erano giunte a una sorta di patto di non concorrenza con il quale si erano spartite il territorio ove operavano. Illuminante in tal caso è stata la circostanza in cui, di fronte al tentativo di 'infiltrazione' da parte di un’altra cooperativa, veniva rilevato l’intervento di un sindaco che, con minacce più o meno velate, costringeva la proprietaria dell’immobile che doveva essere adibito a residenza degli immigrati a rescindere il contratto di locazione già stipulato e registrato.

MIGRANTI INESISTENTI. Nel corso delle indagini venivano accertati casi di pagamento di rette per migranti non più presenti sul territorio italiano e il subappalto di vitto e alloggio a un centro fatiscente a un prezzo risultato essere inferiore di un terzo, rispetto a quello versato dalla prefettura, ottenendo così un indebito guadagno.

All’esito delle indagini di polizia giudiziaria, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Cassino, su richiesta del sostituto procuratore Alfredo Mattei, ha emesso un’ordinanza di applicazione di 18 misure cautelari personali, di cui 11 relative all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e 7 relative al divieto di esercitare attività imprenditoriali, disponendo altresì il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente di beni per un importo pari a circa tre milioni di euro.

Pba

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