Ombre sulla deputata Occhionero: chiesta l’audizione in commissione antimafia

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L’istanza è stata formalmente presentata dal segretario Ferro al presidente Morra. Intanto la Procura di Palermo ha delegato i carabinieri ad acquisire alla Camera la documentazione relativa al rapporto tra la parlamentare molisana e il suo ex collaboratore Antonello Nicosia



CAMPOBASSO. “Necessario un approfondimento urgente”. Per questo il segretario della commissione parlamentare antimafia Wanda Ferro (Fratelli d'Italia) ha formalmente richiesto al presidente Morra l'audizione in commissione della deputata di Italia Viva Giuseppina Occhionero. Ancora ombre dunque sul rapporto tra la parlamentare molisana e il suo il cui ex collaboratore Antonello Nicosia, è stato arrestato dalla Procura distrettuale di Palermo con l'accusa di associazione mafiosa nell'ambito dell'operazione 'Passepartout'.

"Secondo quanto ricostruito dalle indagini del Ros e della Guardia di finanza – si legge in una nota della Ferro - Nicosia sarebbe entrato nelle carceri insieme alla deputata per incontrare i boss detenuti e portare all'esterno i loro messaggi. In particolare l'ex collaboratore parlamentare è ritenuto dagli inquirenti l'anello di collegamento con i mafiosi detenuti vicini al superlatitante Matteo Messina Denaro. Particolarmente preoccupanti sono, tra l'altro, i toni e contenuti di alcune interlocuzioni tra l'arrestato e la parlamentare emersi nel corso delle indagini. Una vicenda che, secondo la parlamentare di Fratelli d'Italia - conclude il comunicato - necessita di un urgente approfondimento anche in sede di Commissione parlamentare".

Aspetti che pure gli inquirenti vogliono chiarire. La Procura di Palermo ha delegato i carabinieri ad acquisire alla Camera dei Deputati la documentazione relativa al rapporto di collaborazione tra Occhionero e Nicosia. Il rapporto professionale si è interrotto a maggio, ma dalle indagini è emerso che i due continuavano a sentirsi.

La parlamentare, interrogata martedì, ha raccontato ai pm di aver conosciuto Nicosia tramite i Radicali Italiani che, non avendo un proprio un deputato alla Camera, le avevano suggerito di assumerlo per avere la possibilità di fare ispezioni nelle carceri. Una prerogativa legittima che, però, il collaboratore aveva usato per i suoi scopi: avere contatti coi capimafia e portare all’esterno informazioni. La parlamentare e il Radicale si sono incontrati a Palermo e hanno avvitato una collaborazione e un rapporto personale. Nicosia veniva retribuito con 50 euro al mese. Cifra simbolica dunque, perché – ad avviso di chi indaga – non era certo il compenso lo scopo della collaborazione”.

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