Detenuto morto, in Aula la ricostruzione del presunto omicidio

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Nuova udienza davanti alla Corte d’Assise di Campobasso del processo a carico di due dei tre imputati per il decesso di Fabio De Luca. Sfilano i testi dell’accusa



CAMPOBASSO/ISERNIA. Nuova udienza questa mattina davanti alla Corte d’Assise di Campobasso del processo per omicidio, partito a seguito della morte di Fabio de Luca, il detenuto che perse la vita per via dei traumi riportati all’interno della cella 110 del carcere di Isernia nel novembre del 2014. 

In Aula sono stati ascoltati i primi testi dell’accusa: il personale della Polizia penitenziaria e il medico del carcere che per primo soccorse il 45enne. Inoltre sono state acquisite agli atti alcune informazioni fornite dal medico del 118, chiamato ad intervenire quella sera. 

Durante l’udienza sono stati ricostruiti dunque i momenti salienti di quel 5 novembre di cinque anni fa. Si tornerà in Aula il prossimo 19 dicembre: verranno ascoltati altri quattro testimoni del pm e saranno visionati alcuni filmati estrapolati dal sistema di videosorveglianza del carcere isernino.

Imputati nel processo sono Francesco Formigli ed Elia Tatangelo, mentre per Aniello Sequino, che ha scelto il rito abbreviato, il procedimento è in corso davanti dal gup del tribunale di Isernia. La famiglia della vittima, assistita dall’avvocato isernino Salvatore Galeazzo, si è costituita parte civile e continua a chiedere che venga accertata la verità. 

La sera del 5 novembre 2014, il 45enne venne portato d’urgenza all’ospedale ‘Veneziale’ con pesanti traumi alla testa. Si parlò di caduta accidentale. L'uomo, secondo le ricostruzioni della Squadra Mobile di Campobasso, che indagò sul caso, si era recato in un'altra cella per prendere una gruccia quando, alla presenza di due detenuti, avrebbe battuto la testa e sarebbe finito in coma.

L’11 novembre, dopo circa una settimana di agonia in Rianimazione, De Luca morì al Cardarelli, dove nel frattempo era stato trasferito. L’autopsia, eseguita due giorni dopo il decesso, stabilì che le ferite sul corpo di De Luca erano incompatibili con una caduta accidentale. “Trauma cranico multifocale”: fu il responso contenuto nella relazione del medico legale Vincenzo Vecchione. Morte indotta, dunque, forse a seguito di un pestaggio in cella. Per quel decesso tre ex compagni di detenzione della vittima vennero accusati a vario titolo di omicidio dalla Procura di Isernia. La svolta nelle indagini ci fu nel novembre del 2015, con l’arresto dei presunti responsabili, ora a giudizio.

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