Proiettili e minacce a Di Giacomo, interviene Zingaretti. Interrogazione al ministro Bonafede

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Alla solidarietà del segretario del Pd al segretario del Sindacato di Polizia penitenziaria, che prosegue lo sciopero della fame, si aggiunge l’iniziativa del questore della Camera Edmondo Cirielli e del deputato di Fratelli d’Italia Emanuele Prisco


CAMPOBASSO. Proiettili e minacce di morte rivolte a lui e alla sua famiglia, il segretario del Pd e presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti condanna le intimidazioni subite da Aldo Di Giacomo, ‘reo’ di portare avanti le sue battaglie di denuncia della situazione delle carceri, in Molise e in Italia.

E il questore della Camera Edmondo Cirielli e il deputato Emanuele Prisco, entrambi di Fratelli d’Italia, annunciano la presentazione di un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Una presa di posizione che segue quella del presidente della Commissione giustizia della Camera Francesca Businarolo (M5s) e di altri 57 parlamentari di vari gruppi politici. La politica nazionale dunque si schiera al fianco del segretario generale del Sindacato di Polizia penitenziaria.

“Sono venuto a conoscenza dei gravi atti intimidatori e desidero esprimerle solidarietà e vicinanza – ha scritto Zingaretti - Il tentativo di intimidazione che ha subito non può passare sotto silenzio: si tratta di un’intollerabile minaccia contro un funzionario dello Stato che svolge la libera attività sindacale, in rappresentanza degli aderenti alla sua organizzazione. Il confronto – ha aggiunto il leader dem – non dovrebbe mai travalicare i confini di una civile polemica, a prescindere dalle opinioni espresse da ciascuna delle parti: le minacce e le intimidazioni non sono opinioni”.

“Esprimiamo la nostra totale solidarietà al segretario del Spp Aldo Di Giacomo, che ha denunciato l’ennesimo atto intimidatorio subito – le parole di Cirielli e Prisco – ci appelliamo al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, affinché si faccia luce sull’accaduto e venga garantita la sua incolumità”.

“Si tratta – hanno precisato gli esponenti di Fdl - soltanto dell’ultimo episodio dopo il pacco bomba, le lettere e le mail dai toni intimidatori che Di Giacomo più volte ha denunciato di aver ricevuto nei mesi scorsi nel silenzio assordante del Governo. E, in particolare, del ministro Bonafede, che non si è degnato neanche di scrivere due righe per manifestare la vicinanza dello Stato al segretario nazionale di un importante sindacato delle nostre forze armate".

"M5S e Pd, che purtroppo sono ancora al governo, continuano a snobbare i nostri uomini e le nostre donne della Polizia penitenziaria che, nonostante le minacce da parte delle organizzazioni criminali, la carenza di organico e i pochi strumenti che - hanno concluso Cirielli e Prisco - hanno a disposizione per difendersi, con onore e sacrificio garantiscono la sicurezza nelle carceri italiane rischiando, spesso, anche la propria vita”.

Messaggi che, chiarisce Di Giacomo, fanno seguito a quello di circa 8mila persone che con telefonate e messaggi gli hanno espresso solidarietà e vicinanza.

Di Giacomo ha ringraziato gli esponenti politici informandoli sulle proprie condizioni di salute dovute allo sciopero della fame, iniziato 14 giorni fa e che, ha detto, “proseguirà fino a quando non ci saranno risposte ed atti concreti alle numerose richieste che abbiamo fatto per la tutela del personale penitenziario e dei cittadini”.

“Non mi lascio intimorire – ha intanto rimarcato il sindacalista. Ho voluto da giorni avviare un nuovo tour attraverso le carceri –con le tappe di Napoli-Poggioreale, Foggia e Campobasso – per accendere un nuovo allarme: la criminalità organizzata, dai clan mafiosi, di 'ndrangheta, camorra agli ultimi arrivati della mafia nigeriana, che controlla gran parte degli istituti con la ‘resa incondizionata’ dello Stato”.

“Tantissimi – ha evidenziato - i casi che abbiamo denunciato dell’attuale sistema carcerario troppo buonista e permissivo nei confronti dei detenuti, che punta persino all'abolizione del 41 bis: dai continui ritrovamenti di telefonini, sistemi di trasmissione di ‘pizzini’ agli uomini del clan, dubbi suicidi, detenzione di droga, sesso in cella. Se lo Stato ha ammainato bandiera bianca e delegato il controllo degli istituti penitenziari ai capi clan – ha chiuso Di Giacomo - noi non ci rassegniamo affatto, siamo e saremo a tutela della legalità, dell'autentica giustizia, della sicurezza dei cittadini”.

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