Coronavirus, allarme rientrato in tribunale: ecco cosa è accaduto

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Esclusa la necessità di ulteriori misure speciali: l'uomo, dipendente della procura, ha un familiare positivo al Covid-19 ma non ha contatti con lui da più di 2 settimane ed è asintomatico


ISERNIA. Falso allarme coronavirus, per fortuna, al tribunale di Isernia. Lo rende noto un comunicato stampa a firma del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Isernia, della procura e dello stesso tribunale, che precisa come il dipendente della procura pentra proveniente da fuori regione, un familiare del quale è stato riscontrato positivo al coronavirus da un ospedale sempre di fuori regione, non aveva avuto contatti con quest‘ultimo da più di 14 giorni e non presentava né presenta sintomi riconducibili all’infezione Covid-19.

In queste condizioni sia il medico del lavoro del tribunale che l’Ufficio igiene pubblica della locale Asrem (oltre che l’Asl di fuori regione) hanno escluso l‘adozione di particolari misure e quindi l‘allarme è rientrato.


Ad ogni modo, in via cautelare il Palazzo di Giustizia nella giornata dl oggi è stato chiuso al pubblico anche per le urgenze e il dipendente in questione, su disposizione del procuratore della Repubblica, non si è recato in ufficio.


Restano comunque in vigore le plurime misure adottate da procura, tribunale e Consiglio degli avvocati, tra cui, a parte il rinvio delle udienze salvo quelle urgenti, la chiusura al pubblico del Palazzo di Giustizia tranne che per le urgenze e comunque la limitazione nei casi urgenti di sole due ore al giorno e di sole tre persone per piano; le misure speciali adottate per dipendenti affetti da altre patologie (uso di guanti e mascherine e in alcuni casi collocazione in singoli uffici con divieto di contatti diretti col pubblico); e per quelli che giungono in ufficio con mezzi pubblici, la distanza dl sicurezza, l‘uso di igienizzanti a muro, le pulizie e sanificazioni/disinfestazioni ordinarie e straordinarie, ecc. .

Permangono, peraltro, richieste di accesso in tribunale da parte di persone che, dalla misurazione col termometro ad infrarossi no-contact, presentano una temperatura superiore al 37°, cui l‘accesso viene inibito, mentre i loro dati vengono comunicati alla competente Asrem: nella sola giornata di oggi vi sono state 4 richieste di accesso da parte di persone con temperatura superiore ai 37°.

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