Coronavirus e ruolo degli ospedali regionali, chiesto l’intervento dello Stato in Molise

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Dall’Associazione ‘Giuseppe Tedeschi’, che ha scritto ai prefetti di Campobasso e Isernia, oltre che al premier Conte e ai ministri Lamorgese e Speranza. La questione è quella della divergenza di opinioni tra il governatore Toma e il commissario ad acta Giustini


CAMPOBASSO. Coronavirus e incertezza sulla ‘Fase 4’ e il coinvolgimento dei vari ospedali del Molise, l’Associazione ‘Giuseppe Tedeschi’ chiede l’intervento dello Stato in Molise.

La richiesta, firmata dalla presidente dell’Associazione Lidia De Santis e dalla coordinatrice Roberta Iacovantuono, in una lettera aperta indirizzata ai prefetti di Campobasso e Isernia Maria Guia Federico e Vincenzo Calleo, inviata per conoscenza anche al premier Giuseppe Conte, ai ministri dell’Interno e della Sanità, Luciana Lamorgese e Roberto Speranza e al Dipartimento nazionale della Protezione civile, fa riferimento all’appello promosso e condiviso da rappresentanze sociali, politiche, istituzionali e da 100 sindaci del Molise.

“Il Tavolo regionale dell’Unità di crisi – chiarisce la ‘Giuseppe Tedeschi’ - pur riunito costantemente non riesce a giungere ad una sintesi operativa condivisa, tanto è vero che ad oggi non si conoscono le ragioni che hanno precluso l’avvio della Fase 4 del Piano emergenziale predisposto dall’Asrem. Ciò che è necessario dirimere con somma urgenza è la disparità di posizioni tra il governatore, Donato Toma, ed il commissario ad acta della sanità, Angelo Giustini, circa il coinvolgimento o meno delle strutture private convenzionate del Gemelli Molise, Neuromed, clinica Villa Ester Bojano, Clinica Villa Maria Campobasso e delle strutture ospedaliere pubbliche di Termoli, Isernia, Agnone, Larino e Venafro”.

“Ad oggi – rimarcano ancora i vertici dell’Associazione - il solo ospedale in cui vengono trattati i pazienti Covid è il Cardarelli di Campobasso, a cui si sono aggiunti 9 pazienti ricoverati al Neuromed e 5 pazienti positivi accolti a Larino. Se non si assume una scelta chiara che può garantire la sicurezza delle strutture sanitarie, la formazione del personale dotandolo di ogni dispositivo di protezione adeguato e rispettando i protocolli nazionali di trattamento e cura dei pazienti Covid, si rischia di posticipare misure indispensabili per fronteggiare l’emergenza”.

Per De Santis e Iacovantuono la questione non è ascrivibile solo alle medesime difficoltà affrontate in altre regioni nelle Unità di Crisi, ma ha a che fare con i poteri in materia sanitaria che in Molise sono gestiti direttamente dallo Stato e affidati al commissario, che però è obbligato ad agire secondo le normative ordinarie, che disciplinano la figura di chi è preposto a far rientrare dal disavanzo sanitario le regioni inadempienti.

“Fermo restando – aggiungono ancora le rappresentanti dell’Associazione - che una recente sentenza del Tar Molise ha confermato che il presidente della Regione non ha nessun ruolo nella gestione della sanità regione, spetta allo Stato dirimere la questione. O attraverso la nomina di un epidemiologo dell’Istituto Superiore di Sanità, esperto o studioso, o conferendo poteri aggiuntivi al commissario ad acta con mezzi e risorse adeguati. L’emergenza si supera rispettando le prescrizioni sul distanziamento sociale e avviando misure di salvaguardia che limitano il propagarsi del contagio, tracciano gli spostamenti, sostengano l’attività dei medici di base e della sanità territoriale, avviino test sierologici diffusi e bonifiche ambientali generali”.

“Se a 66 giorni dalla dichiarazione dello stato di emergenza nazionale - concludono -  il tavolo di Unità di crisi risulta bloccato a causa di normative nazionali che rinviano al buonsenso, si pone la questione di competenza delle Prefetture di Campobasso e Isernia, circa l’illustrazione di questa criticità preliminare ai preposti organi istituzionali”.

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