Isernia, scovate 100mila mascherine irregolari: scatta il maxi-sequestro della Guardia di Finanza

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In due distinte operazioni i militari hanno inflitto un duro colpo al commercio sleale di dispositivi di produzione individuale. Nei guai i titolari di sei aziende. Il valore della merce tolta dal mercato è di circa 600mila euro


ISERNIA. Centomila mascherine irregolari sequestrate e sei denunce. Questo il bilancio delle due operazioni della Guardia di Finanza di Isernia che hanno consentito di infliggere un duro colpo alla commercializzazione irregolare dei dispositivi di sicurezza individuali, pronti per essere venduti sul territorio provinciale
La prima operazione, portata a termine dai militari del Gruppo di Isernia, ha avuto inizio in piena notte, quando a Venafro è stato intercettato un furgone con due persone. Alla guida c’era il titolare di una società con sede in questa provincia. Nel corso del controllo, sono state rinvenute a 31.000 mascherine, del tipo FFP2 modello “KN95”, fabbricate in Cina. Da un preliminare esame della documentazione, la merce è risultata importata e commercializzata senza possedere i prescritti requisiti di sicurezza, in quanto sprovvista della marcatura "CE", ovvero delle certificazioni dell’Istituto Superiore di Sanità o dell’INAIL.

mascherine dentroE’ scattata quindi la perquisizione nella sede della società, dove sono state trovate altre 2.500 mascherine, diverse dalle precedenti, ma riportanti anch’esse le medesime difformità. I successivi approfondimenti investigativi hanno consentito di individuare in provincia di Perugia il luogo di stoccaggio delle mascherine FFP2 appartenenti allo stesso lotto rinvenuto sull’automezzo fermato e sottoposto a controllo. Le Fiamme Gialle si sono recate nel capoluogo umbro, presso la sede di una società, dove hanno rinvenuto ulteriori 43.000 mascherine identiche. L’intera attività si è conclusa con il sequestro di 76.500 mascherine e la denuncia a piede libero alla Procura di Isernia degli amministratori delle due aziende per i reati di contraffazione e frode nell’esercizio del commercio.

Un’altra operazione, condotta dai finanzieri della Tenenza di Venafro, ha invece avuto origine da un controllo presso la sede di una società in provincia. Sono stati rinvenuti all’interno dei locali aziendali oltre 11.000 “dispositivi in tessuto ad uso civile”, pronti per essere commercializzati come “mascherine chirurgiche”. Dall’esame della documentazione esibita e dagli approfondimenti sulla contabilità aziendale si è risaliti al fornitore e produttore della merce, una società della provincia di Benevento.

La successiva attività di perquisizione, eseguita dai militari nel Beneventano, ha portato al rinvenimento di circa 4.000 analoghi dispositivi di protezione irregolari. L’operazione si è conclusa con il sequestro di 15.000 mascherine e la denuncia a piede libero all’Autorità Giudiziaria competente dei rappresentanti legali delle due aziende per il reato di frode nell’esercizio del commercio. E ancora. Qualche giorno prima, sempre le Fiamme Gialle di Venafro, in località Sesto Campano, hanno eseguito il fermo di un autoveicolo proveniente dalla vicina Campania, con a bordo il titolare di una ditta individuale con sede nella provincia di Napoli. Nel corso del controllo dell’automezzo sono state rinvenute al suo interno “mascherine in tessuto”, risultate non in regola con le disposizioni del Codice del Consumo. Il Decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, meglio noto come Codice del Consumo, sancisce il diritto per ogni consumatore di veder garantiti i propri diritti (tra i quali il diritto alla tutela della salute, alla sicurezza ed alla qualità dei prodotti acquistati).

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