I clan dello spaccio in video per gli interrogatori: avvocati chiamati a smontare 5mila pagine di inchiesta

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Conferenza telematica per i 20 reclusi della maxi operazione anti droga ‘Piazza Pulita’: si inizia da domattina alle 10.30. Secondo gli inquirenti, facevano parte di tre bande distinte, operative principalmente su Bojano e Campobasso


CAMPOBASSO. Inizieranno da domattina alle 10.30, per avere termine lunedì 25 maggio, gli interrogatori di garanzia dei principali 20 indagati nella maxi operazione anti droga della Direzione distrettuale antimafia di Campobasso denominata ‘Piazza Pulita’.

Trentanove in tutto le misure cautelari (20 in carcere, 7 ai domiciliari, 4 divieti di dimora in Molise e Campania, 6 divieti di dimora in Molise, 1 obbligo di dimora in Campobasso e 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria), disposte dal giudice per le indagini del Tribunale di Campobasso Teresina Pepe, con le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo del Comando provinciale di Campobasso, dai finanzieri del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Campobasso in collaborazione con lo S.C.I.C.O. di Roma.

Da domani, 22 maggio, saranno sentiti i 20 soggetti finiti in carcere, con accuse che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, traffico di stupefacenti ed estorsioni, anche con l’aggravante del cosiddetto metodo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, impiego di denaro beni o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio e porto abusivo di armi.

In aderenza ai provvedimenti di contenimento anti virus, si procederà agli interrogatori in videoconferenza, con gli avvocati che potranno scegliere se presenziare direttamente nelle carceri, oppure espletare il patrocinio dagli ambienti del Tribunale.

Dal 27 maggio, invece, si procederà a sentire le altre persone sottoposte a indagine, colpite da misure cautelari meno restrittive o a piede libero, presso un appartamento in via D’amato a disposizione delle forze dell’ordine.

Numerosi gli avvocati chiamati a smontare la monumentale inchiesta del procuratore distrettuale antimafia Nicola D’Angelo e del sostituto procuratore Vittorio Gallucci (oltre 5mila pagine di incartamento, di cui 300 per la sola ordinanza del gip): si va da Nais Gentile (che assiste otto degli indagati) a Silvio Tolesino (due fratelli, di cui una donna in carcere), da Giuseppe Fazio (due fratelli, entrambi reclusi) ad Alfonso Mainelli (tre uomini, tutti a piede libero), da Stefania Paolozzi (un uomo e una donna, lei in carcere a Benevento) a Ulrico Quaranta (1 indagato).

Nell'inchiesta sono coinvolti anche personaggi insospettabili, tra cui un ex assessore dell’area matesina e un poliziotto in pensione, che hanno avuto un ruolo importante nella vicenda.

Tre i presunti clan finiti sotto la lente degli inquirenti, accusati di condotte legate al traffico e al commercio di cocaina, eroina e hashish destinati alla provincia di Campobasso, estorsioni e minacce a mano armata e riciclaggio/reimpiego di denaro di provenienza illecita. Due di essi (composti rispettivamente da 6 e 9 persone) erano capeggiati da altrettanti pregiudicati molisani, entrambi con autonome attività di spaccio, che interagivano tra loro per procurarsi la droga. Il primo di essi era operativo prettamente a Bojano; il secondo aveva la propria base presso un night club di San Massimo, il ‘Luxuria’, considerato dagli inquirenti centro di un vero e proprio smercio di droga fra i clienti, con i suoi affiliati operativi nel centro matesino ma anche a Campobasso. Infine il terzo, composto da 10 persone di cui alcune provenienti dall’hinterland partenopeo, avente a capo un pregiudicato campano ritenuto affiliato al clan dei Rega - operante a Pomigliano D’Arco e Castello di Cisterna - considerato elemento di spicco della camorra napoletana. Un uomo che si era stabilito a Bojano con la sua famiglia dal 2017, dopo aver scontato un provvedimento restrittivo, capace di assicurare ingenti quantitativi di stupefacenti sul mercato e, soprattutto, di porre in essere metodi violenti e senza scrupoli, al punto da essere pronto a una guerra con eventuali organizzazioni malavitose pugliesi che avessero rivendicato la piazza dello spaccio. E che, dopo essere riuscito a controllare il traffico di droga che avveniva a Bojano, si preparava a imporre il pizzo a commercianti e imprenditori edili.

In particolare, i proventi dello spaccio di stupefacenti (commesso anche nelle cittadine campane di Castello di Cisterna e Pomigliano d’Arco), sarebbero finiti all’interno di due imprese molisane operanti nel settore della commercializzazione di pellet che, potendo così contare su sempre maggiore liquidità, hanno potuto vendere il combustibile domestico a prezzi bassi e fuori mercato, ponendo in essere così una concorrenza sleale che ha consentito loro di diventare, giorno dopo giorno, i monopolisti assoluti.

Pba

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