Traffico di droga con metodi mafiosi: scena muta degli arrestati

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Stamani i primi interrogatori di garanzia in videoconferenza per i venti principali indagati. D'intesa con gli avvocati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere


CAMPOBASSO. Scena muta, come prevedibile. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i primi indagati arrestati nell'ambito della maxi operazione antidroga 'Piazza Pulita, sottoposti stamani a interrogatorio di garanzia in videoconferenza, a causa delle restrizioni dettate dall'emergenza coronavirus, da parte del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Campobasso, Teresina Pepe.

Strategia comune, quella seguita dagli avvocati interessati, Silvio Tolesino (che assiste due fratelli, di cui una donna in carcere a Benevento, oggi sottoposta a interrogatorio), Giuseppe Fazio (due giovani fratelli, entrambi reclusi) e Nais Gentile (difensore di otto persone, di cui una donna, assistita insieme al collega Tolesino, già interrogata). I legali hanno chiesto la revoca della custodia cautelare in carcere o, in subordine, l'attenuazione della stessa, al gip Pepe, che dovrà pronunciarsi nelle prossime ore. In caso di diniego, si farà ricorso al Riesame.

Per i venti principali indagati, tutti sottoposti a misura restrittiva in carcere, gli interrogatori proseguiranno dal pomeriggio di oggi fino a lunedì. Dal 27 maggio, invece, sarà la volta di quelli colpiti da provvedimenti meno afflittivi o a piede libero, che sfileranno in un appartamento a disposizione delle forze dell'ordine in via D'Amato.

Nell'inchiesta sono coinvolti anche personaggi insospettabili, tra cui un ex assessore dell’area matesina e un poliziotto in pensione, che hanno avuto un ruolo importante nella vicenda.

Tre i presunti clan finiti sotto la lente della Procura distrettuale antimafia capeggiata dal procuratore Nicola D'Angelo, accusati di condotte legate al traffico e al commercio di cocaina, eroina e hashish destinati alla provincia di Campobasso, estorsioni e minacce a mano armata e riciclaggio/reimpiego di denaro di provenienza illecita. Due di essi (composti rispettivamente da 6 e 9 persone) erano capeggiati da altrettanti pregiudicati molisani, entrambi con autonome attività di spaccio, che interagivano tra loro per procurarsi la droga. Il primo di essi era operativo prettamente a Bojano; il secondo aveva la propria base presso un night club di San Massimo, il ‘Luxuria’, considerato dagli inquirenti centro di un vero e proprio smercio di droga fra i clienti, con i suoi affiliati operativi nel centro matesino ma anche a Campobasso. Infine il terzo, composto da 10 persone di cui alcune provenienti dall’hinterland partenopeo, avente a capo un pregiudicato campano ritenuto affiliato al clan dei Rega - operante a Pomigliano D’Arco e Castello di Cisterna - considerato elemento di spicco della camorra napoletana. Un uomo che si era stabilito a Bojano con la sua famiglia dal 2017, dopo aver scontato un provvedimento restrittivo, capace di assicurare ingenti quantitativi di stupefacenti sul mercato e, soprattutto, di porre in essere metodi violenti e senza scrupoli, al punto da essere pronto a una guerra con eventuali organizzazioni malavitose pugliesi che avessero rivendicato la piazza dello spaccio. E che, dopo essere riuscito a controllare il traffico di droga che avveniva a Bojano, si preparava a imporre il pizzo a commercianti e imprenditori edili.

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