Cinque anni di carcere per la coppia da sballo: avevano trasformato via Quircio nella Scampia del Molise

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Nel quartiere vedette a protezione dei pusher e droga esposta come frutta al mercato: i due condannati considerati a capo di una rete criminale di spacciatori


CAMPOBASSO. Sono stati condannati oggi a cinque anni di carcere, dopo aver scelto il patteggiamento, Massimo Amoroso, 43enne campobassano detto 'Pinocchio', e Margherita Mandato, detta Giusy di 38 anni, che in via Quircio avevano ricreato la Scampia di Campobasso. Tre anni e 4 mesi di reclusione, invece, per altri due dei principali indagati nell’inchiesta.

L’operazione antidroga, portata a compimento a fine ottobre dell’anno scorso, aveva portato alla luce un vero e proprio market della droga al civico 9 di via Quircio. Amoroso e Mandato - secondo le ricostruzioni - lavoravano dapprima insieme. Poi si sarebbero separati, spartendosi anche le piazze dello spaccio. Il primo avrebbe proseguito l'attività in via Marche, mentre la donna coordinava le attività illecite negli alberghi, nella zona del corso principale di Campobasso e in altre strade del centro. Quest'ultima era già reclusa nel carcere di Chieti.

Imponenti i numeri dell'operazione: 19, in tutto, le persone indagate e 70 le perquisizioni eseguite, quasi tutte a Campobasso. L'indagine era nata dalla segnalazione dei cittadini, che notavano il viavai sospetto nella zona. Nel corso dell’indagine furono identificati circa 250 consumatori di stupefacenti, documentando circa 1.700 cessioni di droga; circa 3mila le dosi di stupefacente sequestrate, del tipo cocaina, crack, eroina, hashish, marijuana e metadone e circa 7mila le cessioni rilevate, sia con attività investigativa tradizionale che mediante intercettazioni.

Sequestrati, inoltre, circa 10mila euro in contanti - a quanto pare il provento di un mese di attività - più svariate carte di credito e postepay ricaricabili, utilizzate per il pagamento della droga.

A causa della coppia di pusher, via Quircio era diventata, di fatto, una piccola Scampia, con 'vedette' pronte a segnalare ai protagonisti dello spaccio ogni accesso nella strada di personale in divisa. Secondo gli inquirenti, in particolare Amoroso, con a carico numerosi precedenti penali e di polizia, era molto cauto nei propri movimenti ed estremamente attento ad eludere i controlli di polizia, comunicando poco al telefono ed utilizzando, invece, i contatti social nonché telefonini di ridottissime dimensioni. A suo dire, infatti, sarebbe stato più facile nasconderli nelle cavità anali e utilizzarli in carcere poter comunicare con l’esterno. L’uomo, inoltre, non aveva alcuna remora nel consegnare al proprio figlio e ai nipoti lo stupefacente da spacciare o destinato all’uso personale.

Alla coppia Amoroso e Mandato, a fasi alterne, si affiancavano una serie di soggetti tutti ben inseriti nel mondo dello spaccio di stupefacenti. Alcuni di loro si procacciavano i soldi per l’acquisto di droga commettendo furti in abitazioni, chiese, negozi, cantieri e rubando auto che utilizzavano per i viaggi verso le città di rifornimento. In via Quircio, insomma, la coppia da sballo aveva messo in piedi un vero e proprio bazar dove si pesava, confezionava, si consumava, si faceva credito, si otteneva merce rubata da alcuni sodali del gruppo e, addirittura, dove i fornitori si avvicendavano esponendo e contrattando la merce, per qualità e prezzo, differenziandola da quella presente sul mercato allo scopo di fidelizzare la clientela.

 

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