Bambini e anziani in fila al freddo per prenotare le visite: a Isernia la misura è colma

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Le proteste dell’utenza a seguito della situazione che da giorni si sta registrando davanti alla sede del Cup Asrem


ISERNIA. Non si è ancora risolta la situazione, segnalata dai lettori, legata all’aggiornamento del sistema informatico del Cup presso l’Asrem di Isernia. File interminabili, disagi per l’utenza, assembramenti inevitabili che rendono complicato mantenere le distanze imposte dalle misure previste per il contenimento dell’emergenza coronavirus. In più ci si mette anche il freddo pungente che in questa metà gennaio si sta particolarmente facendo sentire.

Gli animi si scaldano facilmente – anche se questo non basta a proteggersi dal freddo, si teme – con situazioni al limite dell’insurrezione popolare. Qualche signore particolarmente combattivo si è lanciato in proteste veementi, al grido di “È una vergogna!”. Gli fanno eco, scuotendo la testa sconsolati, pazienti delle età più disparate.

“Sono qui dalle 8:30 di stamattina e già c’erano trenta persone in fila. Io ho il numero 33. Sono quasi le 10:30 e stanno ancora servendo il numero 27 – racconta a isNews uno degli utenti in fila – Alle 12 chiudono tutto e fermano le prenotazioni a massimo 60. E se entri dentro c’è pure uno sportello chiuso. Questi invece di migliorare il servizio lo hanno peggiorato!”. Infatti, al lavoro si vedono solo due operatori. Troppo pochi, per gestire la folla.

E le voci critiche non sono certo isolate. “Questo schifo va avanti da prima di Natale – commenta una signora – io ho problemi di salute, non posso stare qui al freddo per ore. Possibile che non abbiano risolto niente in tutto questo tempo?”

Ma si stringe particolarmente il cuore quando una signora, mano nella mano con la figlia in età di scuola primaria, ci si avvicina per raccontare la sua situazione. “La bambina ha le adenoidi – spiega – e siamo qui per l’impegnativa per i controlli. Lei salta scuola, io devo prendermi permessi non pagati da lavoro. Veniamo qui, abbiamo il numero 75, e ci dicono che servono fino al 60 e a mezzogiorno chiudono tutto. Se lei non si cura col raffreddore non la fanno andare a scuola senza tampone. Ah, ma io da qua non me ne vado!”

Pierre

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