Gestione dell'emergenza Covid, si procede per epidemia colposa e falsità ideologica e materiale

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La Procura ha intanto chiesto la proroga di 6 mesi delle indagini. Lo rende noto il comitato vittime rappresentato dall'avvocato Iacovino



CAMPOBASSO. Inchiesta sulla gestione dell'emergenza Covid in Molise, ora è ufficiale: le ipotesi di reato formulate dalla Procura di Campobasso sono falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici ed epidemia colposa. A confermalo è il legale del comitato vittime Vincenzo Iacovino, dopo che il Tribunale ha notificato al presidente del sodalizio Francesco Mancini la richiesta – avanzata dalla Procura – di autorizzazione ad ulteriori sei mesi di indagini contro ignoti per i reati previsti 479, 438 e 452 del Codice Penale.

“Nello specifico – si legge nella nota firmata dal presidente Mancini - ecco le ipotesi  di reato  per cui  si sta procedendo. L'articolo 479 del codice penale è riferito alla falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. L’ipotesi di reato si riferisce, con ogni probabilità, ai dati inerenti i posti di terapia intensiva pubblici e privati, accreditati disponibili e occupati durante la pandemia e oggetto di formale comunicazione all’Istituto Superiore di Sanità ai fini della gestione dell’emergenza e dell’attivazione delle procedure Cross attivabili dal momento in cui il 30% dei posti disponibili vengono occupati. 

Su tali dati si evidenzia che il comitato ha sporto formale denuncia, già a novembre 2020, per le diverse discrasie accertate. Inoltre va sottolineato che il Tar Molise, con sentenza recente,  ha accolto la richiesta di accesso agli atti, avanzata dal dott. Italo Testa, nella sua qualità di presidente del Forum per la difesa della sanità, di avere disponibile ogni dato inerente i posti di terapia intensiva pubblici e privati accreditati, disponibili e occupati sia prima che durante la pandemia. Da tali dati si delineeranno eventuali responsabilità dei soggetti che hanno fatto dichiarazioni e comunicazioni formali. In Sicilia ci sono già stati diversi arresti e dimissionari!”.

L'articolo 476 del Codice Penale riguarda invece la falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. “Il pubblico ufficiale – si legge ancora nella nota - che, nell'esercizio delle sue funzioni, forma, in tutto o in parte, un atto falso o altera un atto vero, è punito con la reclusione da uno a sei anni. Se la falsità concerne un atto o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso, la reclusione è da tre a dieci anni”.

Gli altri articolo riguardano invece l'epidemia (438) e Delitti colposi contro la salute pubblica (452). “L’ipotesi di reato si riferisce alla gestione della sanità molisana durante la pandemia tuttora in atto e già oggetto di specifiche denunce da parte dei medici  e del Comitato – ricorda il presidente - Diversi primari già il 2 aprile 2020 segnalavano e denunciavano criticità e responsabilità per la gestione sanitaria dell’ospedale Cardarelli di fatto un centro Covid senza le dovute precauzioni. 

I medici preannunciavano, già ad aprile 2020, criticità in corsia e nei percorsi dal pronto soccorso ai reperti,  con possibile pandemia colposa che di fatto c’è stata e ha interessato i medici, il personale infermieristico e i pazienti. Diversi i pazienti deceduti per Covid contratto dopo i ricoveri per patologie tempo dipendenti. Sono seguite anche le chiusure dei  fondamentali reparti di chirurgia e di medicina. Da non trascurare il malfunzionamento e l’inefficienza dell’impianto di ossigeno, peraltro insufficiente rispetto al numero dei pazienti ricoverati nei reparti di malattie infettive e di terapia intensiva. Carenze debitamente certificate dai responsabili Asrem.

È stata denunciata inoltre l’insufficienza del personale medico e paramedico rispetto al crescere dei ricoverati. Tra i reparti più critici quello di malattie infettive che da 4 posti letto previsti e arrivati ad avere 80 pazienti ricoverati con personale immutato, come da dichiarazione dei medici del reparto. Infine l’assenza di un centro Covid nel Molise, unica regione italiana a tutt’oggi a non avere una struttura dedicata, cosa che rende palesi ulteriormente le precise responsabilità di coloro che avrebbero dovuto programmare, disporre e intervenire tempestivamente per prevenire, curare e riabilitare i pazienti affetti da Covid.

I familiari dei 520 morti aspettano di conoscere la verità e i responsabili della strage sanitaria e umanitaria che hanno nomi e cognomi precisi e che continuano tranquillamente e indisturbati ad occupare i loro posti! Il comitato verità e dignità vittime Covid 19 sosterrà tramite lo studio dell’avvocato Vincenzo Iacovino ogni azione per la verità e la dignità delle vittime di questa strage annunciata! Intanto a settembre – conclude Mancini - le prime azioni civili”.

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