Termoli, troppe contestazioni per ‘l’obbrobrio’ sul lungomare: smantellata l’installazione

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L’appello a rimuovere l’opera era giunto da più parti


TERMOLI. La contestata istallazione piazzata sul lungomare di Termoli, all’altezza della rotonda di Mimmo Cannone, tra via Corsica e la diramazione per RioVivo, è stata rimossa questa mattina. Prevedeva, tra le altre cose, una zona relax con panchine e belvedere.

tpam termoli

L'installazione è stata progettata da un professionista termolese per conto del vicesindaco Ferrazzano. Gli operai sono intervenuti nella tarda mattinata odierna. Primonumero riporta che al suo posto ci sarà un'opera maggiormente condivisa, visto che - da quanto si apprende - anche in Giunta questa scelta ha creato tensioni.

L’opera aveva suscitato reazioni per la maggioranza sdegnate tra i cittadini e dato origine al solito dibattito social, dove l’installazione è stata più volte definita “un obbrobrio”. Il noto architetto e ricercatore Franco Valente ha scritto: “Con il parere favorevole della Soprintendenza che per legge dovrebbe aver rilasciato il parere favorevole. D’altra parte il Molise per la quasi totalità è vincolato da rigide norme per la tutela del paesaggio…. E si vede!”.

Alla voce di Valente si è aggiunta quella di Michele Carafa, scultore e docente di storia dell’arte: “Non ha nulla di buono! Non è buona la frase: autocelebrazione a parte, che necessita c’è di sottolineare ‘in Molise’. Nella frase esiste già una collocazione della città di Termoli, la costa dell’Adriatico, retorica e pleonastico indicarne anche la Regione. Come dire ‘benvenuti in Molise, in Italia’ a qualcuno che è già qui. Orrendo e cacofonico l’acronimo: questa moda degli acronimi sta dilagando e dilagando ne perde il senso. L’acronimo serve a sostituire una descrizione con una parola d’effetto, pregnante es. MAXXI, MADRE (due musei italiani) o FIAT, sono acronimi che acquistano un senso compiuto, poetici e complementari alla descrizione stessa. Questo non dice nulla, nasconde e basta una frase che dovrebbe sintetizzare. E poi, infine, orrenda la realizzazione: quasi artistica, ma senza esserlo, eccessiva e mal collocata, violenta lo spazio, come una parolaccia in una preghiera. Toglietelo per favore!”.

E l’appello, a quanto pare, è stato accolto.

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