Giuliano Mazzoccante strega il pubblico del teatro ‘Savoia’

Giuliano Mazzoccante strega il pubblico del teatro ‘Savoia’

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Applausi per il terzo concerto della quarantanovesima stagione organizzato degli Amici della Musica di Campobasso



di Giovanni Petta

CAMPOBASSO. Prima di eseguire ‘Funérailles’, Giuliano Mazzoccante si rivolge al pubblico e, in un momento irrituale e profondo, dice della composizione dell’opera – stesso mese e stesso anno della morte di Chopin -, descrive il corteo con le campane in lontananza, l’entrata in chiesa, il lamento, il tripudio di onnipotenza; sottolinea la differenza tra il destino, che non si può evitare, e il dolore, che si può invece alleviare con dignità e consapevolezza; parla del dubbio che Liszt lascia nell’anima dei suoi ascoltatori.

Accenna appena all’importanza che ‘Funérailles’ ha avuto per se stesso e poi accompagna il pubblico del Teatro Savoia in una dimensione metafisica e umana, spirituale e materiale insieme, con una interpretazione intensa e puntuale, mai didascalica e sempre attenta al dettato del testo. È stato davvero un concerto importante, questo di Giuliano Mazzocante. Il terzo della quarantanovesima stagione dei concerti degli Amici della Musica di Campobasso. Un concerto tutto dedicato a Liszt: bello perché raramente – e questo invece è stato il caso – tecnica e profondità espressiva, virtuosismo ed emozione, riescono a convivere in modo sublime.

Generoso persino nei bis, Mazzoccante si è dato alla musica e al pubblico con passionalità lucida, con una capacità davvero importante di gestione dello strumento e dello spartito, senza mai perdere contato con la propria consapevolezza, senza mai allontanarsi dalla linea che, attraverso la sua anima, collegava in quel momento il grande compositore agli ascoltatori; facendosi, insomma, strumento prezioso per la traduzione dei significati e delle emozioni lasciati sullo spartito.

La lotta tra la santità e il mare, tra il bene e il male (“Legenda n. 2 San Francesco da Paola che cammina sulle onde), la tensione irrisolta tra il desiderio del nulla e l’attaccamento alla vita (‘Isolde’s liebestod’, la disperazione e i lamenti, il loro stare insieme inscindibile al tema dell’amore (‘Miserere” da “Il Trovatore’): tutto è stato restituito da Mazzoccante con una lettura mai scontata, con l’enfasi giusta, con una cantabilità convincente delle parti lente.

Ma è stato l’inizio il momento più intenso del concerto. Un incipit meraviglioso e sicuro con la ‘Sonata in si minore’, una introduzione a Liszt senza preamboli. Mazzoccante ha penetrato l’universo lisztiano fatto di pensieri che non sopportano limitazioni e barriere, ha guidato il pubblico in un itinerario armonico insolito per la metà dell’Ottocento e, soprattutto, ha fatto in modo che ogni ascoltatore fosse accanto a Liszt nei tanti momenti in cui il compositore ha trovato nel pentagramma il luogo d’incontro strepitoso tra l’espressione artistica e virtuosa e la densità dell’anima.

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