'Human Labyrinth': Erika Marchi e la postura rivelatrice

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La recensione della mostra in corso Marcelli


di Giovanni Petta

ISERNIA. Chiude i battenti 'Human Labyrinth', l'esposizione degli oli su tela di Erika Marchi nello Spazio Arte Petrecca di corso Marcelli, a Isernia. La mostra, curata da Carmen D'Antonino, ha portato nel nostro territorio la proposta artistica di una pittrice che ha trascorso proprio qui la sua fanciullezza e che ora ha trovato una poetica originale e gli strumenti migliori per esplicitare la sua visione del mondo.

Erika Marchi è artista matura: decide di raccontare la contemporaneità facendo a meno dello spazio e del tempo. La profondità delle figure e dei concetti pittorici è appena accennata - solo ciò che basta - sul bianco strepitoso delle tele. Il presente, fermato nell'attimo, coincide con l'eternità dei temi trattati: il dolore, la solitudine, l'amore, il tenersi insieme nel mondo per difendersi dall'incomprensibilità dell'esistenza.

Anche la sua 'Sally' cammina "sola per la strada" ma lo fa in un tempo che potrebbe essere il Quattrocento di Van Eyck e in uno spazio che, pur se soltanto evocato, sembra la Delft di Vermeer. Anche il suo 'Immobile' è fermo come ogni cosa privata del movimento ma racconta, senza nemmeno esprimere un solo sguardo, dell'incapacità dell'essere umano di allontanarsi dal dolore e dalla solitudine, nello stesso momento in cui è protagonista di un mondo tecnologicamente avanzatissimo e iperconnesso.

Ecco: la più grande capacità di Erika Marchi è la postura. La postura intesa in due accezioni. Quella dell'artista che si pone, nella risoluzione del suo problema creativo, con consapevole sicurezza dei mezzi tecnici: nessuna indecisione nel segno, che si adagia sulla carta o sulla tela privo di ogni ridondanza o pleonasmo. Quella delle figure rappresentate, che proprio nella posizione conquistata nello spazio trovano la loro forza espressiva e dicono ciò che devono dire. Si veda in questo senso la bambina di 'Famiglia' o lo sguardo inesistente eppure presente di 'Immobile'.

Le opere di Erika Marchi sono intense per la precisione del segno e la scelta della raffinata semplicità usata per l'esposizione dei concetti. Emozionano per la densa profondità con cui guardano, fuori e dentro, l'anima del tempo che viviamo.

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