'Sulla schiena del cielo', un libro da interpretare

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La recensione di isNews


di Marilena Ferrante

RECENSIONE. “Sulla schiena del cielo “già di per sé è un titolo che lascia con il fiato sospeso e non solo per l’alchimia poetica che suscita, ma anche per la profonda curiosità che investe il lettore.

Alfredo Carosella , architetto e scrittore, nella sua opera, riesce a dare voce a quei sentimenti e stati d’animo che rientrano nella sfera intima dello scavo interiore , della necessità di colmare un vuoto cosmico ed alimentarne uno sempre nuovo.

Il protagonista , Maurizio Miceli , detto Mizio, rappresenta l’uomo moderno in bilico tra la frattura esistenziale causata dalle traversie quotidiane e l’indagine sconcertante del suo mondo interiore cavalcato da una indomita incapacità di adeguarsi , di cucire i suoi desideri alla realtà che lo travolge, lo trasforma, fino a diventare essa stessa specchio di un mondo disordinato curato dall’ansia del vivere e dal disagio che essa ne causa. La narrazione viaggia su di un piano quasi a tratti onirico che cerca di accompagnare Mizio nella dimensione spesso confusionale , ma drammaticamente aggrappata al suo vissuto. Ed ecco che la vita intensa di un passato profondo non lascia scampo al protagonista, ma si innesca nella sua solitudine e dipinge i pilastri fondamentali del suo sentire .

Le figure femminili che tanto hanno contato nell’avvilupparsi degli eventi, a volte paradossali, rappresentano l’approdo alla sua dimensione più equilibrata.

Susanna e Marta, il desiderio lontano e la reale costruzione di una relazione osteggiata dalla incapacità di trovare il posto per la responsabilità di un sentimento, di quell’ altra parte del cielo mai raggiunta pienamente. Una tensione narrativa intensa percorre le pagine del libro e trova il suo migliore ingranaggio nella ferita determinata dall’assenza del padre, perché siamo tutti figli e padri, tutti legati imprescindibilmente alla nostra origine che determina il nostro Karma.

E allora nell’ombra remota di un ricordo , in un incontro fortuito, si allinea il concepimento di un misterioso incontro con il padre, figura spezzata dalla lontananza, dalla sparizione , da quel dolore sordo che coinvolge le tessere più importanti del nucleo familiare. Chissà se proprio questa assenza ingiustificata, nella vita di Mizio, non abbia creato tanti vuoti emotivi e tanta moltiplicata incapacità di affrontare la realtà, di prendere su di sé il peso dell’abbandono e creare spiragli di speranza ?

Un fascio di ricordi si affollano nella mente del protagonista anche quando, ritrovato il padre, una strana sensazione lo avvolge , lo disorienta perché troppi misteri hanno cullato questa assenza ingigandendo la spirale della lontananza che vorrebbe dare spazio alla rinascita dell’uomo, del bambino, dell’immagine sfocata di quel quadro mai estinto: quello di Mizio bambino con il padre che camminano insieme e colgono l’essenza della vita , forse mai più ritrovata.

Ma è “ sulla schiena del cielo” che volteggiano i desideri e incappano nel mistero più grande, la vita sussurrata , anelata nelle notti buie, spirito mai appagato di umana speranza. Un libro che lascia spazio alla complessità delle relazioni umane , quella tra un padre e un figlio, archetipo della formulazione di paradigmi relazionali presenti e futuri.

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