‘La Divina Commedia’ consacra Isernia capitale di cultura

‘La Divina Commedia’ consacra Isernia capitale di cultura

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Uno spettacolo grandioso come raramente si è visto in Auditorium. La recensione di isNews e gli scatti più belli di Pino Manocchio nella FOTOGALLERY


ISERNIA. Ci sono state molteplici scommesse vinte nella serata di ieri. Prendere un’opera che in 700 anni è diventata perno e pietra miliare della lingua italiana e della letteratura mondiale e tradurla dai versi e dall’immaginazione dell’autore in immagini e suoni. Credere che questo possa essere fatto non al cinema, non con la computer grafica, ma a teatro e dal vivo. E decidere di puntare, per il lancio di questo ‘folle volo’, a una piccola provincia di periferia in una regione famosa per non esistere. Dunque, fa piacere ancora una volta smentire questo stupido meme figlio del linguaggio di internet, che magari ha fatto ridere i primi tempi ma oggi è diventato ormai alquanto fastidioso, e dimostrare che non è così: il Molise esiste, Isernia esiste, resiste e grazie all’impegno di chi negli anni ci ha creduto e ci crede ancora a tutti i livelli può diventare, anche solo per qualche sera, una capitale culturale di importanza internazionale.

Perché è questo che è successo ieri sera sul palco dell’auditorium ‘Unità d’Italia’, quando tutte le scommesse di cui sopra non solo sono state vinte ma – più propriamente – polverizzate. La sala si è gradualmente riempita, le luci spente, la tela si è alzata e in pochi minuti il miracolo del teatro si è di nuovo compiuto: incredibilmente, inaspettatamente, ‘La Divina Commedia’ ha preso vita. Merito, certo, dell’incredibile macchina tecnica messa in piedi nella struttura – ‘pacificamente invasa’, come ama ripetere il regista e mente creativa del progetto Andrea Ortis – che, con la produzione di altissimo livello finanziata dalla famiglia Gravina, ha consentito ad attori, ballerini e maestranze di compiere la magia.

Certo, rendere visivamente e graficamente l’immaginario dantesco non è cosa facile. Un po’ poema epico, un po’ romanzo di formazione, un po’ opera religiosa, un po’ fantasy ante litteram, la Commedia non ha mai davvero avuto una sua rappresentazione in carne e ossa. Forse la mole di materiale spaventa, come pure l’intrinseco legame che nei secoli si è creato nel Dna degli italiani e non solo. Ortis utilizza così tecnologie teatrali all’avanguardia per poter costruire una scena continuamente in movimento: teli americani, proiezioni tridimensionali su due livelli, pedane mobili, un continuo gioco di luci sapientemente orchestrato e smaccatamente cinematografico – e porta tutto ciò a un livello che Isernia raramente ha visto. I ballerini animano con perizia sia le ‘dannate schiere’ che i demoni infernali, così come le pie anime del Purgatorio e l’eterna gloria del Paradiso. La musica, composta dal maestro monsignor Marco Frisina – che imprime ad ogni passaggio il suo riconoscibilissimo stile, lirico ed epico – si modula sulle tre Cantiche in un crescendo di cori e cambi di chiave, dai toni minori e gutturali dell’Inferno ai cori angelici delle schiere celesti. Le percussioni sono magistralmente suonate dal vivo da un'eccellenza molisana, il maestro Giulio Costanzo. Gli effetti speciali sono così curati che sembra di star guardando un film, e l’effetto di straniamento che si crea realizzando che invece si tratta di un’esecuzione dal vivo è incredibile. In scena si mescolano linguaggi scenici totalmente differenti nei quali attori, cantanti, evoluzioni coreografiche e proiezioni mappate in 3d si mischiano nella costruzione di una serie di spettacoli multiformi.

Privacy Policy