Il mare, ponte fra l’esodo antico e la moderna integrazione: il docufilm sulle comunità albanesi e croate del Molise

Il mare, ponte fra l’esodo antico e la moderna integrazione: il docufilm sulle comunità albanesi e croate del Molise

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E’ l’Adriatico che unisce il Molise ai Balcani, che racconta una storia in controtendenza rispetto alle vicende di attualità che parlano di respingimenti e di moderne odissee. La Regione Molise, attraverso l’assessorato al Turismo e alla Cultura guidato da Vincenzo Cotugno, ha sostenuto il progetto che parteciperà al ‘Festival del Cinema dei Diritti Umani’ di Napoli


CAMPOBASSO. Il mare, quello che fa da ponte tra popoli e culture, che non diventa muro che respinge e profondità che inghiotte.

Si chiama “Adriatico, il mare che unisceil docufilm – che parteciperà la Festival del Cinema dei Diritti umani che si terrà a Napoli - sulle minoranze etnico-linguistiche croato albanesi presenti storicamente in Molise dal XV secolo, a seguito dell’invasione ottomana della penisola balcanica.

Un racconto per immagini, suoni e sensazioni voluto fortemente dalla Regione Molise e dall’assessorato guidato da Vincenzo Cotugno per dare il via ad una nuova forma di comunicazione della storia, delle peculiarità e delle varie anime che abitano il territorio.

Questa mattina nell’auditorium della Gil è stato presentato il trailer del documentario, alla presenza dei sindaci dei Comuni interessati guidati da Francesco Troilo, primo cittadino di Acquaviva Collecroce, amministrazione capofila del progetto.

cotugno platea 26 giugno 2019

Due i capitoli principali: il primo dedicato agli italo-albanesi (che vivono a Campomarino, Portocannone, Montecilfone, Ururi) , il secondo agli italo-croati (Acquaviva Collecroce, Montemitro, San Felice del Molise, Tavenna). Da quel lontanissimo XV secolo ad oggi la storia delle comunità albanesi e croate che vivono in Molise racconta di integrazione e contaminazioni, di sensibilità che convivono. E oggi, più che mai, diventano esempio e storie da tenere bene in mente.

La contaminazione è, nel docufilm, l’elemento essenziale di quel processo culturale inevitabile che da sempre caratterizza la storia dell’uomo.

L’esodo - si legge nella brochure di presentazione dell’opera cinematografica la cui regia è stata affidata a Cristiana Lucia Grilli, “conosciuta sui social – confessa l’assessore Vincenzo Cotugno – e di radici molisane” – non priva il popolo della sua identità, al contrario, essa ne è rafforzata e reintegrata nel territorio in cui vive, diventandovene parte costitutiva.

E’ questa crescita che segna la comunità che ospita e la comunità che arriva, questo intreccio di vite e di sensibilità, che diventa risorsa.

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