La pandemia non ferma la fede e accende le coscienze, la lettera aperta del parroco del Sacro Cuore di Isernia

La pandemia non ferma la fede e accende le coscienze, la lettera aperta del parroco del Sacro Cuore di Isernia

Valutazione attuale: 1 / 5

Stella attivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Padre Nazario Vasciarelli mantiene sul web il filo diretto con i fedeli, li esorta al rispetto delle regole in materia di contenimento del coronavirus ma anche alla riflessione. Poi lancia un messaggio di speranza



di Camillo Pizzi


ISERNIA. Il web per restare uniti ai fedeli, unico mezzo in queste ore difficili per l’Italia e non solo. E così fra Nazario Vasciarelli, parroco del Sacro Cuore di Isernia e guardiano dell’annesso convento dei Padri Cappuccini, nel giorno della festività di San Giuseppe ha postato sul sito della sua parrocchia una lettera per tutti i suoi fedeli che vuol essere di vicinanza, ma anche di esortazione, oltre che a seguire le indicazioni delle direttive del governo, a riflettere, ora che il tempo lo permette, e a confrontarsi con la propria coscienza.



“Cari parrocchiani del Sacro Cuore, che spero siate nelle vostre case o che siete fuori Isernia per lavoro o studio, in Italia ed all’estero, a voi il mio/nostro, inteso dei frati della mia fraternità cappuccina, saluto francescano di Pace e Bene”, esordisce così fra Nazario. Che poi ricorda le celebrazioni programmate, e purtroppo annullate, per il periodo di Quaresima: Siamo all’interno della Quaresima, che abbiamo iniziato con tutti i migliori auspici, ma che il corso degli eventi ha cambiato leggermente. Ma in questo tempo è entrato a gamba tesa, come si usa dire nel gergo calcistico, il coronavirus e, di conseguenza, le opportune misure restrittive adottate dall’autorità pubblica per evitare la diffusione del contagio; misure che hanno coinvolto, oltre tutte le aggregazioni, tutte le comunità cristiane con le celebrazioni. Dalla messa, al Rosario, alle Via Crucis, alle Quarantore, alla Lectio Divina, cioè tutti quei momenti che ci radunano come credenti e come fedeli. Il risultato quale è stato? Abbiamo dovuto, per certi versi, fare penitenze, gesti penitenziali che non avevamo messo in conto: fermarci, uscire il minimo possibile, evitare ogni tipo di incontro, chiuderci nelle nostre case”.


E, poi, è cominciata la caccia al colpevole. “Era prevedibile che questa situazione avrebbe messo in moto dei processi istintivi: paure, cattive interpretazioni, sospetti. Ascoltando i mezzi di comunicazione, le tv, le radio, i tanti saggi che hanno esposto i loro pensieri e le tante ipotesi di biologia, di medicina, di economia e chi più ne ha ne metta, si è visto subito che non si è smarrita la moda, o meglio lo sport più antico, cioè quello di andare a cercare il colpevole: dalla Cina, agli Stati Uniti, dai banchieri, a chissà quale esperimento, e non è mancato chi ha messo nella lista  dei colpevoli o dei cattivi il buon Dio, la Chiesa, il Papa, i Vescovi, i sacerdoti. Ma quanti – si domanda fra Nazario – hanno pensato che questi giorni, così ricchi della Quaresima, anche se pieni di sofferenza e dolore per le tante vittime e le gravi sofferenze di tanti altri, sono per tutti l’occasione di scendere nel profondo di noi stessi, in quello spazio sacro, unico ed impenetrabile che si chiama coscienza, luogo dove si gioca la verità della nostra vita? Non ci sono più scuse, adesso il tempo c’è!”.


Il sacerdote, inoltre, si immedesima nelle preoccupazioni di tanti suoi parrocchiani, costretti a stravolgere i programmi, a volte di una vita, a causa di questa emergenza.
“Domenica scorsa ci siam dovuti accontentare di partecipare alla messa televisiva e fare la comunione spirituale. Abbiamo dovuto sospendere ogni attività, con i più piccoli e con le persone adulte, con i gruppi e con i movimenti laicali. Fino a quando? mi ha chiesto qualcuno. Riuscirò a battezzare il mio bambino a Pasqua, riusciremo a sposarci, e le prime comunioni? Padre Nazario che ne sarà delle benedizioni delle case?” – le domande più comuni a lui rivolte dai fedeli, alle quali la risposta è stata sempre la stessa: “Tutto è nelle mani di Dio e della nostra capacità di collaborare con le indicazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del nostro sindaco d’Apollonio”.


E la speranza, per il frate cappuccino, non deve mai venir meno, come sottolinea alla fine della sua lettera. “Concludo dicendo una cosa: il tempo, il cosiddetto nostro tempo appartiene a Dio, sforziamoci di fare la sua volontà, non perdiamo la fiducia in Lui, continuiamo a pregare e a farlo con sapienza. Affidiamoci alla sua Provvidenza – è l’esortazione di fra Nazario – e Dio sarà generoso con tutti. Preghiamo gli uni per gli altri. E facciamo tesoro di questo tempo. E, come ci ha detto il presidente Conte, dopo che avremo vinto questa battaglia, avremo più gioia nel vederci e nell’abbracciarci. Lo faremo con la gioia della Pasqua”.

 

Iscriviti al nostro gruppo Facebook ufficiale 

isNews è anche su Telegram: clicca qui per iscriverti

Per ricevere le nostre notizie su Whatsapp, invia ISCRIVIMI al numero 3288234063 e salvalo in rubrica!

Privacy Policy