Rapporto Migrantes, la fuga dei molisani all’estero: più 18% in un anno

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E’ quello che emerge dallo studio sui flussi degli italiani nel mondo, presentato oggi. Le mete scelte e le ragioni di un’emigrazione che è tornata a crescere nell’analisi del fenomeno


CAMPOBASSO. Che il Molise si stia lentamente spopolando è sotto gli occhi di tutti. Che l’emigrazione sia tornata a crescere altrettanto. Ma i numeri del Rapporto Italiani nel mondo 2020, redatto dalla Fondazione Migrantes e presentato oggi rendono i contorni di un fenomeno che comincia a diventare preoccupante.

Se la Lombardia è, a livello numerico, la prima regione italiana per partenze verso l’estero, (ma con un -3,8% rispetto al 2019) il Molise è, a livello percentuale, con il più 18,1% di esodi rispetto a un anno fa, la regione che più perde cittadini, attirati da mete oltreconfine, dove sia più facile studiare, lavorare o anche semplicemente godersi la pensione. Nel 2019 erano stati 762 molisani a lasciare il paese natio, nel 2020 sono stati 900 (469 maschi e 431 femmine) a trasferirsi all’estero. Tendenza che fa riflettere e che preoccupa.

A livello nazionale sono 186 le destinazioni scelte da chi ha deciso di risiedere all'estero nell'ultimo anno. Tra le prime 20 mete vi sono nazioni di quattro continenti diversi, ma ben 14 sono paesi europei. In quarta posizione troviamo il Brasile che insieme all'Argentina (8° posto) e agli Stati Uniti (7° posto) rappresentano il continente americano che si completa dell'Oceania con l'Australia (9° posto), dell'Asia (Emirati Arabi, 19° posto) e dell'Africa (Tunisia, 23° posto).

Nelle prime posizioni si fanno notare paesi di 'storica' presenza migratoria italiana. Al primo posto, ormai da diversi anni, il Regno Unito (quasi 25 mila iscrizioni, il 19,0% del totale) per il quale vale sia il discorso di effettive nuove iscrizioni sia quello di emersioni di connazionali da tempo presenti sul territorio inglese e che, in virtù della Brexit, hanno deciso di regolarizzare ufficialmente la loro presenza complice il complesso e confusionario processo di transizione rispetto ai diritti, ai doveri, al riconoscimento o meno di chi nel Regno Unito già risiedeva e lavorava da tempo.

A seguire la Germania (19.253, il 14,7%) e la Francia (14.196, il 10,8%), nazioni che continuano ad attirare italiani soprattutto legati a tradizioni migratorie di ricerca di lavori generici da una parte - si pensi a tutto il mondo della ristorazione e dell'edilizia - e specialistici dall'altra, legati al mondo accademico, al settore sanitario o a quello ingegneristico di area internazionale. Va considerato, inoltre, il mondo creativo e artistico italiano che trova terreno fertile in nazioni come la Francia e la Germania e, in particolare, in città come Parigi e Berlino.

C’è da dire che le crescite più significative degli italiani che sono emigrati all'estero dal 2006 al 2020 caratterizzano paesi che è possibile definire ‘nuove frontiere’ della mobilità più recente. Si tratta, ad esempio, di Malta (+632,8%), del Portogallo (+399,4%), dell'Irlanda (+332,1%), della Norvegia (+277,9%) e della Finlandia (+206,2%).

C.S.

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