Consiglio comunale del 28/07/2020

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Durissimo diverbio tra Tedeschi e il primo cittadino, che abbandona l’aula, Moscato e Roberto Di Pasquale: è clima da campagna elettorale


ISERNIA. Passa con 16 voti favorevoli il rendiconto di gestione 2019 del Comune di Isernia. Cinque i contrari e 4 gli astenuti, con il sindaco Giacomo d’Apollonio che supera indenne lo scoglio del bilancio nel secondo Consiglio comunale riunito in presenza dell’era Covid, riunito oggi all’auditorium ‘Unità d’Italia. Ma non sono mancati strascichi politici, da parte della maggioranza e dell’opposizione, con fortissimi scontri in aula che già si prefigurano come un antipasto di campagna elettorale, visto che a maggio la città di Isernia tornerà al voto.

Ad accendere gli animi un polemico intervento del consigliere Cosmo Tedeschi, che ha rivangato il mancato rispetto degli accordi elettorali da parte del sindaco in sede di ballottaggio. L’imprenditore, che si è definito “vittima di un furto politico”, è arrivato a tacciare d’Apollonio di “inaffidabilità”, provocando la stizzita reazione del primo cittadino, che ha abbandonato l’aula durante il ‘jaccuse’ di Tedeschi. Un intervento che ha fatto scattare in piedi, per prendere le difese dell’amministrazione, il capogruppo di Isernia in Comune, Nicola Moscato, che ha duramente stigmatizzato l’atteggiamento di Tedeschi, accusandolo di prolungare il suo intervento ben oltre il tempo consentito dal regolamento in spregio dei colleghi – punto, questo, sul quale non è mancata una reprimenda anche all’indirizzo del presidente del Consiglio Giuseppe Lombardozzi – nonché di assenze reiterate in assise e in commissione. Strali rispediti al mittente da Roberto Di Pasquale, fresco di rientro nel gruppo di opposizione ‘Progetto per Isernia’, lista a sostegno di Tedeschi sindaco e protagonista di un acceso diverbio con Moscato. Nonostante tutto, alla fine, lo stesso Di Pasquale non ha fatto mancare il suo voto al rendiconto. Da segnalare anche l’assenza dell’intero gruppo della Lega, in aula, e la presa di posizione del capogruppo dei Popolari Gianni Fantozzi, che pur avendo rimarcato, come fatto ormai da anni, le lacune dell’amministrazione e l’isolamento del sindaco, ha garantito che il suo gruppo avrebbe contribuito a mantenere il numero legale in aula, “per senso di responsabilità verso la città”.

Passando al bilancio, come spiegato in aula dal consigliere delegato Giampiero Mancini, “si tratta di un documento in scia con quelli precedentemente approvati da quest’amministrazione, tendente cioè a mettere a posto i conti. Il rendiconto gestionale è nato sulla scorta di alcune novità normative introdotte nel 2019 che hanno influenzato il risultato finale, imponendo una nuova stretta sui conti. Ciononostante, l’amministrazione è riuscita a porre in essere azioni incisive sia per quanto riguarda la manutenzione delle strade cittadine, del verde pubblico, dell’acquedotto, gli interventi sulla rete fognaria, sia per quanto riguarda la programmazione degli istituti scolastici in via di ricostruzione”. Tallone d’Achille sono invece i soliti debiti fuori bilancio, tutti o quasi di antica data e scaturenti da sentenze che hanno visto soccombere il Comune con conseguenti pignoramenti. “Ci troviamo costretti a riconoscerli – ha aggiunto Mancini - con le difficoltà che seguono alla determinazione di alcuni parametri, che hanno a loro volta precisato una deficitarietà strutturale dell’ente che stiamo cercando di ripianare”.

Guardando alle cifre, l’avanzo di amministrazione al 31 dicembre 2019 ammonta a 30 milioni 40.883,65 euro: esso è composto da una parte accantonata, una vincolata e una destinata agli investimenti che attestano il disavanzo di amministrazione a 6 milioni 732.504,30 euro. “Questa cifra – ancora Mancini - si è ridotta non solo della quota di parte corrente di 323mila euro che accantoniamo per effetto del riaccertamento straordinario dei residui del 2014 - pari a oltre 9 milioni da ripianare in 30 anni con rate costanti appunto da 323mila euro - ma anche di 296mila euro in più, che significa passare da 7,3 milioni a 6,7 milioni di disavanzo. Si tratta di un risultato significativo alla luce delle nuove norme da seguire, visto che il fondo crediti di dubbia esigibilità è passato dagli 11 milioni 161mila euro dell’anno scorso a 14 milioni di quest’anno, con un accantonamento supplementare di 2,8 milioni in un anno”.

Altro lato positivo: si è abbassato l’indice di tempestività dei pagamenti, passando da 105 a 90 giorni. Per quanto riguarda l’extragettito, ovvero l’accertamento da evasione di Imu, Tari, Tosap e tassa sulla pubblicità, esso è risultato pari a 2 milioni 850mila euro, cifra che ci ha consentito di finanziare tutta una serie di lavori.

Non solo luci, tuttavia, ma anche ombre. Il collegio dei revisori dei conti ha infatti fatto suonare una serie di campanelli d’allarme, evidenziando i parametri di deficitarietà dell’ente: si va, per citarne alcuni, dalla mancata attestazione rilasciata dal responsabile del Servizio III–Area Tecnica dell’insussistenza o esistenza debiti fuori bilancio in sede di rendiconto, alla mancata presenza di una relazione di fine anno, da parte del legale dell’ente, sulle passività potenziali probabili derivanti dal contenzioso in essere e alla definizione del fondo passività potenziali in maniera analitica; dalla presenza di residui attivi relativi ad anni pregressi di elevato importo con rischio di non aver più la possibilità di riscuoterli a causa della loro prescrizione, al maggiore dettaglio nella determinazione del fondo crediti di dubbia esigibilità al fine di permettere una verifica della sua consistenza rispetto alle entrate individuate per categoria. Criticità, queste, particolarmente enfatizzate dal neo consigliere del Gruppo Misto Salvatore Azzolini.

Mino Bottiglieri, del Movimento Cinque Stelle, ha invece sottolineato come i debiti fuori bilancio dell’ente siano autentici “pugni nello stomaco”, oltre alla mancanza di programmazione e ai mancati obiettivi raggiunti in materia di recupero dell’evasione. Rita Formichelli (La Città Nuova), ha infine bocciato il metodo dell’amministrazione, ricordando come l’appunto dei revisori non sia certo il primo. “Ogni consigliere deve assumersi le proprie responsabilità – ha evidenziato – I problemi che sono stati sollevati in occasione del bilancio di previsione, ora sono venuti fuori anche per il rendiconto di gestione”.

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