Oscar 2020: trionfa Parasite. Phoenix miglior attore, statuetta per Pitt. E Scorsese resta a bocca asciutta

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Il regista di ‘The Irishman’ viene omaggiato da Bong Joon Ho: "Quando studiavo cinema ciò che più mi è rimasto nel cuore è la frase: più si è personali più si è creativi. E quella frase l’ha detta Scorsese che ho studiato a scuola"


Ieri si è fatta la storia dell’Academy: Parasite vince tutto, miglior film, miglior film internazionale, miglior sceneggiatura e miglior regia. Non era mai successo nella storia degli Oscar: è il primo film non in lingua inglese a vincere nella più importante categoria. Il film scritto e diretto da Bong Joon Ho racconta una realtà lontanissima da quella cui Hollywood ci ha abituato, anche se il conflitto tra differenti classi socio-economiche resta lo stesso. L’autore coreano si alza inaspettatamente ben quattro volte per ritirare il premio, surclassando alla regia Tarantino, Mendes, Phillips e Scorsese, cui rivolge un appassionato omaggio: “Quando studiavo cinema ciò che più mi è rimasto nel cuore è la frase: più si è personali più si è creativi. E quella frase l’ha detta Scorsese che ho studiato a scuola”.

Prevedibile invece la vittoria di Joaquin Phoenix nella sua categoria, per l’interpretazione stellare di Arthur Fleck in Joker. L’attore decide di lanciare, dal palco delle premiazioni, un ulteriore messaggio ambientalista e a favore degli ultimi: “Il dono più grande è l’opportunità di dare la nostra voce a chi non ha voce. Tutte le volte che parliamo di diseguaglianze di genere, razzismo, diritti LGBTQ, diritti degli animali e dei nativi, parliamo di diritti dove una specie non deve dominarne un’altra impunemente. Siamo così lontani e disconnessi dalla natura, pensiamo di essere al centro dell’universo, ci sentiamo in diritto di inseminare artificialmente una mucca e quando gli nasce un vitello glielo rubiamo o usiamo il suo latte per i cereali al mattino”, ha spiegato Phoenix, come riportato da Il Fatto Quotidiano. “Abbiamo paura dell’idea di cambiare, pensiamo solo al sacrificio che toccherebbe a noi, ma gli esseri umani sono così pieni di inventiva. Usiamo l’amore per realizzare un sistema di vita per tutti gli esseri senzienti e l’ambiente. Nella mia vita sono stato egoista, cattivo e crudele, sono stato un collega difficile, ma la cosa più importante è darsi una seconda opportunità. Sosteniamoci insieme così verrà il meglio per l’umanità. Quando mio fratello (River Phoenix, NdR) aveva 17 anni scrisse: corri verso il rifugio con amore e la pace giungerà”.

1917, il favorito alla vigilia, vince 'solo' tre Oscar - fotografia, sonoro ed effetti speciali. Due Oscar invece per Joker: Phoenix come miglior attore e la straordinaria colonna sonora dell’islandese Hildur Guðnadóttir; C’era una volta ad Hollywood con Brad Pitt come miglior attore non protagonista e per production design; ma anche due Oscar come montaggio e sound editing per Ford vs. Ferrari di James Mangold. Ad un Oscar troviamo invece Marriage Story di Noah Baumbach - Laura Dern come attrice non protagonista - Piccole donne per i costumi e Bombshell per il trucco. Statuetta che è parsa un po’ sottotono anche per Renée Zellweger e la sua Judy Garland vecchio stile. Troppo poco, troppo ‘old’, in un mondo dell’intrattenimento cinematografico ormai assuefatto al binge watching di Netflix e affini: grande assente è infatti il The Irishman di Martin Scorsese, figlio di una poetica cinematografica quasi fuori moda per l’Academy del 2020. A bocca asciutta anche i blockbuster Avengers: Endgame e Star Wars: Rise of Skywalker.

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