Marocchino violento ‘a zonzo’ col reddito di cittadinanza: Daspo, denunce e arresto non bastano a cacciarlo via

Marocchino violento ‘a zonzo’ col reddito di cittadinanza: Daspo, denunce e arresto non bastano a cacciarlo via

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L’africano si è reso protagonista di almeno quattro episodi di cronaca locale. Si valuta l’ipotesi Tso, ma intanto due sindaci ne chiedono l’espulsione con una lettera al ministero. Infuria la polemica sul suo sussidio: perché prende quei soldi?


PADOVA. Fine novembre. Abdelouhaed Atourabi, marocchino di 39 anni, picchia un addetto alla sicurezza al centro commerciale di Piove di Sacco. Lo denunciano. La notizia finisce confinata in un trafiletto di cronaca locale. Nessuno ci fa caso perché, di episodi simili, i carabinieri ne registrano ogni giorno.

7 gennaio. Atourabi sfascia l’ufficio postale di Piove di Sacco perché la tessera del reddito di cittadinanza non gli erogava i suoi soldi. E mentre prende a sprangate gli uffici spaventando gli addetti, fa un video con lo smartphone e lo posta su YouTube. Ha avuto quasi 3 mila visualizzazioni. “Gli italiani sono tutti ladri”, urla, mentre i danni superano i 100 mila euro. Di nuovo, la cosa finisce nel dimenticatoio. Ma la storia va avanti. Lo straniero, sempre a Piove di Sacco, occupa una casa abusivamente e il 9 febbraio ferisce con una bottiglia la commessa di un supermercato. Qui infine è scattato l’arresto: in direttissima l’avvocato ha chiesto termini a difesa, il processo si terrà più avanti, il giudice ha convalidato l’arresto e gli ha dato l’obbligo di firma. Quindi niente carcere, e di fatto Atourabi è libero.

Quattro episodi di cronaca che adesso sono diventati un caso, con molti che si chiedono: “Come mai questa persona è ancora qui?”. Arrivano intanto le prime dichiarazioni politiche, con Filippo Lazzarin, sindaco di Arzergrande e commissario provinciale del Carroccio, che ha chiesto l’espulsione del soggetto; gli fa eco il sindaco del Pd di Piove di Sacco, Davide Gianella. “Senza tanti comunicati stampa, a differenza della Lega, stiamo lavorando da una settimana per ricostruire i fatti e le circostanze – spiega, come riportato da Il Corriere del Veneto – abbiamo realizzato un’istruttoria molto precisa sul caso. Per questo ho chiesto l’espulsione di Atourabi per motivi di sicurezza pubblica in base all’articolo 13 del testo unico per l’immigrazione”.

La lettera è stata spedita al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, al sottosegretario Achille Variati, al prefetto di Padova Renato Franceschelli, al comandante dei carabinieri, della Guardia di Finanza e al questore Paolo Fassari. Gianella è stato aspramente criticato, soprattutto sui social network, ma il sindaco risponde con fermezza: “Qui c’entra poco la nazionalità o i documenti in ordine; abbiamo un problema di sicurezza, io non posso fare nulla, posso solo chiedere che intervenga il ministro dell’Interno”.

Per un soggetto così violento e sprezzante si è anche fatta strada l’ipotesi del Tso: “Forse è così – spiega Gianella – ma un sindaco non si sveglia una mattina e firma un Tso, ci vogliono due medici che certifichino che questa persona sta male”.

Tutto ruota intorno alla farraginosità della burocrazia. Un punto oscuro ad esempio rimane come Atourabi abbia ottenuto il reddito di cittadinanza. Le ipotesi sono che o ha presentato carte false, come falso è l’indirizzo dove dichiara di abitare a Piove di Sacco, o per un certo periodo di tempo ne ha avuto veramente diritto. Tutte queste informazioni sono al vaglio della Finanza, del Comune e della Questura. D’altro canto anche la giustizia fa il suo corso: Atourabi ha tre denunce e un arresto per lesioni e danneggiamento. Allo stato attuale sembrano esserci tutti i presupposti per mandarlo via: sulla sua testa pende già un Daspo emesso nel 2017 perché molestava i passeggeri in stazione a Padova. Il prefetto Franceschelli dichiara che lui può intervenire solo su richiesta del questore Fassari, che è già al lavoro per raccogliere informazioni. Resta il fatto che con il Marocco i rimpatri non sono semplici: il governo locale decide caso per caso, e prima dell’espulsione potrebbe passare molto tempo. Ma intanto, privo di un aiuto sociale come di un intervento giudiziario, Atourabi, con tutte le sue problematiche, resta un uomo libero.

Pierre

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