Coronavirus: mascherine e distanza di sicurezza obbligatoria per tutti anche dopo l'emergenza

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Il governo sta lavorando in queste ore al decreto di proroga almeno fino al 18 aprile delle misure di distanziamento sociale e di chiusura delle attività che non producono beni di prima necessità. Il rischio di una ulteriore diffusione del contagio, alla luce dei numeri ufficiali e di quelli resi noti  dai ricercatori dell’Imperial College di Londra, inducono ad ipotizzare, come peraltro ha già annunciato il ministro alla Salute domenica scorsa, che i sacrifici imposti agli italiani saranno ancora lunghi


La domanda che tutti si pongono in questi giorni è: "Quando sarà davvero possibile tornare alla normalità?" Un interrogativo comprensibile al quale stanno tentando di dare una risposta gli esperti che collaborano con il governo nella gestione dell'emergenza sanitaria ed economica in atto. 

Essi stanno fornendo per ora indicazioni su come dovrà essere gestita la delicata fase che concerne il post coronavirus. La premessa è che anche quando si potrà uscire bisognerà mantenere la distanza di almeno un metro e indossare la mascherina nei luoghi pubblici; elementi precauzionali definiti indispensabili per non pregiudicare tutti i sacrifici fatti nei mesi dell’emergenza Covid-19. 

La consapevolezza impone che è inimmaginabile poter tornare a passeggiare all’aperto prima di maggio, né tanto meno immaginare una riapertura nella seconda metà di aprile di bar, ristoranti, palestre e centri estetici.
Per impedire ripercussioni catastrofiche sull’economia, il governo sta mettendo in campo delle soluzioni di riapertura graduale delle attività produttive a partire dai giorni successivi alle festività della Pasqua.

L’ipotesi maggiormente plausibile è quella di assicurare la riapertura in prima battuta di attività imprenditoriali collegate alla filiera alimentare e farmaceutica finora non comprese tra i servizi essenziali. Ad esempio le imprese di meccanica legate all’agroalimentare oppure quelle chimiche, che dovranno comunque dimostrare di essere in regola con le norme sulla distanza di sicurezza tra i dipendenti e la dotazione dei dispositivi di protezione.

Discorso diverso riguarda i luoghi di maggiore affollamento, considerando sia i locali pubblici sia le manifestazioni e i grandi eventi, che annualmente con l’arrivo della bella stagione crescono di numero.

Per quanto riguarda i locali questi dovranno adeguarsi e avere requisiti molto differenti da quelli loro richiesti prima dell’emergenza. Il primo riguarda la distanza tra i clienti che dovrà essere sempre di almeno un metro, sia per quanto riguarda i tavoli, sia per quanto concerne le aree comuni. E grande attenzione dovrà essere riservata agli impianti di areazione.  Appare quindi scontato che gli italiani dovranno cambiare radicalmente le abitudini almeno fino a quando non sarà scoperta una cura in grado di sconfiggere il virus. Uno sforzo collettivo necessario, che impone però di adottare interventi drastici per sostenere un sistema economico che altrimenti rischia di collassare nel giro di poco tempo.

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