Campi senza braccianti per paura del Covid-19, il governo è pronto a regolarizzare 200mila migranti

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Tanti potrebbero essere i migranti che il governo Conte è intento a regolarizzare per scongiurare la perdita di manodopera nei campi per effetto del timore della pandemia. Una bozza di decreto legge sarebbe già pronta ed è stata visionata dal Corriere della Sera. Artefice dell’operazione, che ha già suscitato dure contestazioni nel centrodestra che ha proposto in alternativa l’utilizzo dei percettori del reddito di cittadinanza e la reintroduzione dei voucher, è la Ministra dell’agricoltura Teresa Bellanova


Da settimane le associazioni dei produttori agricoli hanno paventato il rischio della perdita consistente di manodopera nei campi per effetto della pandemia da Covid-19 e del timore del contagio. Da maggio e per tutta l’estate la stagione dei raccolti rischia di trasformarsi in una Caporetto per l’intero settore, con conseguenti gravi ripercussioni sull’economia e sui consumi. Le prime avvisaglie del crac ci sono già state in diverse regioni perchè i braccianti dell’est Europa hanno rinunciato a lavorare, così come molti italiani terrorizzati. 

Uno spauracchio che il governo Conte sta seriamente pensando di affrontare attraverso la regolarizzazione in massa di circa 200 mila immigrati irregolari, da poter utilizzare nei campi. C’è già una bozza di decreto legge che circola ed è stata visionata dal Corriere della Sera. 

All’articolo 1 si spiega che “al fine di sopperire alla carenza di lavoratori nei settori di agricoltura, allevamento, pesca e acquacoltura”, chi voglia mettere sotto contratto di lavoro subordinato “cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale in condizioni di irregolarità” può presentare istanza allo sportello unico per l’immigrazione. Il contratto “non superiore a un anno” genera, dopo una serie di verifiche burocratiche, un permesso di soggiorno, che può essere rinnovato tramite nuovi rapporti di lavoro.
Gli irregolari in Italia “sono circa 600 mila e vivono in insediamenti informali, sottopagati e sfruttati spesso in modo inumano”, ha detto giovedì scorso nella sua informativa alle Camere la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, sponsor del progetto, per poi anticipare ai parlamentari il senso del testo, rilanciato dal Corriere.

“Ritengo fondamentale nella fase emergenziale regolarizzare gli extracomunitari che ricevano offerte di lavoro… o è lo Stato a farsi carico della vita di queste persone o sarà la criminalità a sfruttarla”.
Nessuno pronuncia la parola “sanatoria” ma un dato è certo: da Nord a Sud il Covid-19 ha terrorizzato e svuotato i campi; il si salvi chi può di polacchi, bulgari e romeni, slovacchi e albanesi ha lasciato a terra fiori e pomodori, zucchine e melanzane;
Si tratta di un vero e proprio rischio crac per l’intero settore.

“Le associazioni parlano di una carenza di manodopera stagionale tra le 270 e le 350 mila unità”, ha aggiunto la Bellanova. Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini descrive uno scenario bellico: “Rischiamo di perdere il 35% di ciò che c’è nei campi, e questo peserà poi soprattutto su chi è più povero”.

Tuttavia, sulle ricette c’è grande distanza. Prandini punta sui voucher e spiega che in un solo giorno la nuova piattaforma di Coldiretti “Job in country” ha raccolto “più di 500 richieste di cassintegrati e disoccupati per venire a lavorare nelle nostre aziende”.

Rispetto all’utilizzo dei voucher si sono dichiarate favorevoli le forze politiche del centrodestra che hanno anche proposto di utilizzare per il lavoro nei campi i percettori del reddito di cittadinanza che restano al momento a braccia conserte. Una proposta quest’ultima che il governo non appare però disposto ad accogliere.

L’articolo 7 del decreto esclude dal provvedimento destinatari di espulsioni, condannati o soggetti pericolosi per la sicurezza dello Stato, ma questo non placherà di certo i sovranisti.

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