Dimezzare, dividere e distanziare: ecco come cambia la scuola al tempo del Covid

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Il comitato tecnico scientifico del ministero della Salute al lavoro in vista del ritorno in classe a settembre



Divisi e distanziati: solo così gli alunni potranno tornare in classe a settembre in piena sicurezza. Al lavoro il comitato tecnico scientifico del ministero della Salite per mettere a punto misure idonee a scongiurare il contagio.
Ma con le nuove norme sulla sicurezza, per quanti studenti sarà davvero possibile rivedere i compagni? Se lo è chiesto il Corriere della Sera che fatto il punto della situazione.
“Fino a febbraio – ricorda il quotidiano - i 40 mila edifici scolastici ospitavano in tutto 7,5 milioni di alunni dai tre ai 19 anni, suddivisi in poco meno di 370 mila classi: 20,5 per aula in media, ma con enormi differenze a seconda del tipo di scuola e della regione. Alle elementari, per esempio, a causa del calo demografico, una classe su 5 (il doppio in regioni a bassissima natalità come il Molise) sarebbe già quasi in regola visto che ha meno di 15 alunni, mentre alle superiori, dove negli ultimi anni sono aumentati gli iscritti, una classe su 5 (una su 4 in Lombardia) ha più di 25 studenti, con punte anche oltre i 30 soprattutto al primo anno e nelle grandi aree metropolitane come Milano e Roma”.

ELEMENTARI. Il presidente della task force ministeriale Patrizio Bianchi ha detto che a settembre immagina di suddividere i bambini in gruppi da 10-12 alunni al massimo, come la Francia di Macron ha già fatto nelle scuole delle aree più svantaggiate.

CLASSI POLLAIO. “Va detto che a disinnescare – evidenzia ancora il Corriere -, almeno in parte, il sovraffollamento delle aule stabilito per legge dalla riforma Gelmini (fino a 30 alunni per classe alle elementari e alle medie, fino a 33 alle superiori) ci ha già pensato il calo demografico. Negli ultimi cinque anni la scuola ha perso quasi 300 mila alunni, mentre nello stesso periodo le cattedre sono rimaste stabili, anzi sono leggermente aumentate. Risultato: alle elementari, il 70 per cento delle classi ha meno di 22 alunni, l’80 per cento in regioni come la Calabria, la Campania e la Sardegna, mentre in Lombardia, Emilia Romagna e Toscana le sezioni da dividere sono almeno il 40 per cento. Lo stesso vale per le scuole medie dove le classi con più di 25 alunni sono meno di una su dieci a livello nazionale (ma il 15 per cento in Emilia)”.

CLASSI E INSEGNANTI IN PIU’. Trovare delle soluzioni sarà soprattutto compito dei presidi, mentre saranno i Comuni a dover cercare aule e spazi alternativi. Ma se almeno ai bambini delle elementari si vuol dare la possibilità di tornare tutti a scuola divisi in piccoli gruppi bisognerà garantire un numero di insegnanti adeguato, a meno di non voler ridurre le ore di didattica vera e propria e di affidare i bambini, come ha suggerito Azzolina, anche ad educatori o volontari delle cooperative per attività culturali da aggiungere al curriculum. La Cisl ha già fatto due conti: per stare tranquilli bisognerebbe aumentare il numero di classi di una volta e mezza assumendo, in via straordinaria e solo per un anno, 80 mila educatori di scuola materna e 70 mila maestre elementari. “Costo dell’operazione – conclude il Corriere -? Due miliardi e mezzo”. 

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