La ‘beffa’ dei 500 euro di Bonus Vacanze: disastro annunciato o misura per la ripartenza?

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La misura introdotta nel Decreto Rilancio è stata decisamente bocciata dagli operatori del settore italiani: come funziona e perché rischia di essere un fallimento


Il turismo in Italia è un settore essenziale per l’economia, tanto da produrre ogni anno il 13% della ricchezza nazionale. È per questo motivo che il Governo, attraverso il Decreto rilancio, ha stanziato 4 miliardi di euro all’intero settore - di cui 2,4 miliardi a copertura del 'Bonus vacanze', un contributo economico fino a 500 euro da spendere in soggiorni in Italia presso tutti i villaggi turistici, hotel, campeggi, Bed&Breakfast e agriturismi in possesso del codice Ateco 55. Gli operatori dell’agenzia isernina Pentriatur hanno spiegato ai microfoni di isNews come funziona il tutto: lo scopo dietro la misura è quello di rilanciare il settore pesantemente colpito dalla crisi da coronavirus, offrendo alle famiglie italiane con reddito medio-basso un incentivo a prenotare le proprie mete estive nello Stivale. Il credito, che può essere utilizzato dal 1 luglio al 31 dicembre, è destinato alle famiglie che hanno un Isee inferiore a 40mila euro ed è erogato in base al numero dei componenti del nucleo familiare: 500 euro per chi ha un figlio a carico, 300 euro per nuclei familiari con due persone e 150 euro per i singoli.

Non si tratta però di un assegno o di un accredito che gli italiani riceveranno sul proprio conto corrente. La spesa deve essere effettuata in un’unica soluzione presso un’unica struttura e verrà corrisposto per l’80% sotto forma di sconto, mentre per il restante 20% verrà liquidata sotto forma di detrazione dall’imposta sul reddito. È ovviamente obbligatorio produrre l’attestazione dell’avvenuto pagamento tramite la fattura elettronica o documento commerciale. Soprattutto su questa forma di erogazione, basata di fatto su un meccanismo di debito-credito, sono intervenuti i portavoce dei tour operator italiani, bocciando nettamente il Bonus Vacanze.

Sulla pagina Facebook ‘Turismo in stato di crisi’ sia Massimo Diana, direttore commerciale di Ota Viaggi, sia Massimo Zanon, direttore commerciale di Bluserena, hanno infatti giudicato questo provvedimento impraticabile. “È semplicemente scandaloso proporre il meccanismo di questo aiuto che in pratica prevede un credito d’imposta dell’80% all’operatore e un 20% di detrazione al cliente. È un po’ come dire: il governo non ha i soldi e quindi anticipateli voi – sottolineano all’unisono i due direttori commerciali – Ma il tour operating italiano non ha più fatturato; e quindi come può procedere? Di certo questi bonus non possiamo renderli operativi. E questo nonostante la piccola luce che il governo ha acceso con il decreto Rilancio”.

In sostanza, gli operatori condividono che quanto deciso dall’esecutivo è un primo passo significativo a favore del comparto, ma anche che questo non basti: inoltre, secondo i portavoce mostra chiaramente che Palazzo Chigi non conosce né comprende le dinamiche della filiera. Stefano Maria Simei, direttore commeciale di Th Resorts, spiega chiaramente: “In assenza di indicazioni precise, che non sono arrivate da Governo e Regioni, faremo per conto nostro e servirà la condivisione di un protocollo operativo con la distribuzione turistica per comprendere come gestire i soggiorni nelle strutture ricettive”.

Achille Lauro, general manager di Agenzia Per Amica - un network con oltre 200 agenzie – è poi intervenuto su un’altra questione non di minore importanza. “Con la riapertura di molte agenzie sarà fondamentale curare l’aspetto comunicativo per ristabilire quel clima di fiducia che deve caratterizzare la relazione commerciale – spiega a L’Agenzia di Viaggi Magazine - Il governo, che finora ha considerato erroneamente il turismo organizzato a compartimenti stagni, dovrà fare la sua parte e non fare danni: deve dare una sua visione su quale sarà la nuova dimensione del turismo. Altro aspetto di grande importanza è che proprio in questo momento emergenziale, affidare alle Regioni regole e tempistiche disorienta il mercato. È impensabile avere dieci, dodici modalità diverse di ripartenza del turismo. Trasmettere certezze alla clientela è la chiave di volta per salvare la stagione ed è bene che governo e Regioni ci mettano nelle condizioni di farlo”.

Non sarà semplice trasmettere certi messaggi, ha infine spiegato Simei: “Oltre alla tutela dell’ospite dobbiamo puntare anche ai nostri dipendenti. Stiamo già riconfigurando tanti servizi d’ospitalità e lo dobbiamo fare in breve tempo. Così come dobbiamo allestire un’offerta partendo da servizi sicuri, erogazioni di servizi sostenibili, mettendo in sicurezza ospiti e dipendenti. Sappiamo già che ci saranno limiti economici, un dimezzamento dell’occupazione di hotel e villaggi, e prevediamo anche noi di aprire a fine giugno ed entro 10 giorni al massimo dobbiamo dare informazioni certe alle agenzie di viaggi perché possano trasmetterle alla loro clientela. L’aspetto confortante è che dopo 60 giorni di isolamento in casa, tra la gente c’è tantissima voglia di andare in vacanza, divertirsi”.

Pierre

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