Troppi sbarchi, il Ministro accontenta gli italiani: via tutti, nessun regolarizzato

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In una lunga intervista al CorSera la Lamorgese spiega: “Causa coronavirus non possiamo abbassare la guardia. Delicati i prossimi mesi per i contagi”


ROMA. Un momento difficile per l’Italia post-coronavirus che, dopo il blocco forzato degli sbarchi a causa del lockdown, sta affrontando una nuova ondata di sbarchi. Contemporaneamente la curva dei contagi riprende a salire, ma non sempre c’è correlazione tra i due fenomeni: basti pensare al caso dei 129 migranti positivi ospiti del centro d’accoglienza dell’ex Caserma Serena a Casier, in provincia di Treviso. Tutte persone già in Italia da ben più che qualche giorno o settimana. Ciononostante, il nesso di falsa causa sembra essere un vizio logico ben radicato nei ragionamenti degli italiani, che a gran voce stanno chiedendo negli ultimi giorni maggiori controlli sui confini e, soprattutto, il ritorno dei ‘porti chiusi’ e dei rimpatri a tappeto. Richieste che la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese sembra bendisposta ad ascoltare e mettere in atto.

Rimpatri dei tunisini anche con le navi e controlli intensificati per gli stranieri che giungono in Italia. Lamorgese, in una lunga intervista al Corriere della Sera, annuncia nuove misure di contrasto e parla di “passi obbligati per gestire l’impatto di un flusso straordinario di sbarchi autonomi di migranti economici reso ancora più complesso dall’emergenza Covid-19”. Un messaggio chiaro: “Garantiremo la tutela della salute pubblica delle nostre comunità locali, ma i migranti economici sappiano che non c’è alcuna possibilità di regolarizzazione per chi è giunto in Italia dopo l’8 marzo 2020”.

Il rischio di avere un’estate con migliaia di sbarchi è concreto. “In questo mese di luglio – spiega la ministra - ha influito la crisi economica senza precedenti che sta producendo un numero eccezionale di partenze dalla Tunisia di chi tentano di proseguire il viaggio in Europa. Ho detto al ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin al Viminale, che la crisi tunisina non può essere gestita da un solo Paese per tutta l’Europa. E ho ottenuto dalla commissaria all’Immigrazione della Ue, Johansson, l’impegno ad andare quanto prima insieme in Tunisia perché una crisi economica con effetti migratori così rilevanti, si risolve soprattutto sull’altra sponda del Mediterraneo”.

Intanto tra gli italiani monta la paura. “Le comunità locali sono giustamente sensibili al tema della sicurezza sanitaria – continua la Lamorgese - con una particolare attenzione dei sindaci e dei presidenti di Regione rivolta ai migranti irregolari. Capisco le loro preoccupazioni anche se il problema dei controlli anti Covid-19 riguarda anche tutti gli stranieri che giungono in Italia, per lavoro o per motivi di studio o per turismo, in pullman, in treno e in aereo”.

“Il governo – spiega - non può permettersi di abbassare la guardia perché i dati epidemiologici, non solo quelli relativi agli stranieri, ci dicono che dovremo usare molta cautela nei prossimi mesi. Tutti i migranti che sbarcano sulle nostre coste sono sottoposti al test sierologico e poi al tampone. La quarantena è obbligatoria per tutti, ma prima di trovare posti dedicati il Viminale deve affrontare mille “no” che arrivano da comuni e Regioni”.

Per quanto riguarda invece la nave da mille posti dove tenere chi deve stare in isolamento, Lamorgese spiega: “La procedura di noleggio si è finalmente conclusa e dovrebbe essere operativa già domenica notte. Le prime gare erano andate deserte perché d’estate le navi sono impegnate per i collegamenti con le isole. Ora, con una nuova gara, stiamo lavorando per una seconda nave da posizionare davanti alle coste calabresi”.

Nei giorni scorsi ci sono state diverse fughe dalle strutture di accoglienza, a seguito delle quali è stato deciso di impiegare l’esercito. E Lamorgese sottolinea: “I 400 militari destinati in Sicilia e quelli dislocati come rinforzo in Friuli-Venezia Giulia svolgeranno un servizio molto importante per rafforzare i controlli già assicurati dalle forze di polizia. A tutti questi uomini e a queste donne in divisa non mi stancherò mai di inviare un ringraziamento particolare a nome dell’amministrazione dell’Interno e di tutto il Paese”.

In migliaia sarebbero in attesa di rientrare in Libia, un Paese dove “c’è bisogno di stabilità e l’Italia non si deve tirare indietro perché solo in una cornice di sicurezza è possibile gestire il controllo delle frontiere e i flussi dell’immigrazione irregolare, sempre nel rispetto dei diritti umani e della salvaguardia delle vite in mare e in terra. Da molti mesi – continua la ministra - insisto in sede europea sulla necessità di attivare operazioni di evacuazione dei migranti presenti nei centri gestiti dal governo libico attraverso corridoi umanitari organizzati dalla Ue e gestiti dalle agenzie dell’Onu. Lunedì scorso ho incontrato a Tunisi il presidente della Repubblica Kais Saied e il presidente incaricato, il ministro dell’Interno Hichem Mechichi. Abbiamo concordato per agosto un incremento di rimpatri sui voli bisettimanali già riattivati lo scorso 16 luglio dopo lo stop imposto dal lockdown. Abbiamo sollecitato anche modalità più flessibili per il rimpatrio, un gesto simbolico da parte della Tunisia, magari anche con l’utilizzo di navi per effettuare un numero consistente di rimpatri. Ho apprezzato le dichiarazioni di oggi del premier incaricato Mechichi che si è rivolto ai suoi concittadini auspicando che trovino opportunità economiche nel loro Paese senza mettere a rischio la propria vita con le traversate in mare. Per questo dobbiamo o aiutarli”, spiega Lamorgese.

“L’intesa (sui decreti sicurezza, NdR) è stata raggiunta. Ora inizia la fase del confronto con gli enti territoriali per valutare insieme i profili del nuovo sistema di accoglienza. Io nell’emergenza cerco sempre di mantenere la calma per prendere decisioni che poi non abbiano effetti collaterali controproducenti. Qualcuno dice che sono sotto pressione ma chiunque sia passato al Viminale sa che ogni giorno qui bisogna affrontare problemi e trovare soluzioni. Per governare un tema complesso come l’immigrazione bisogna profondere energie e prospettare modelli di intervento tutti i giorni dell’anno. Non solo quando arriva l’estate e i telegiornali trasmettono le immagini dei barconi che spuntano nel mare di Lampedusa”, conclude la ministra Luciana Lamorgese.

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