La beffa del 'bonus casalinghe': vale 40 centesimi a testa

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Una vera e propria elemosina: non ci sono altri termini per definire la misura proposta dal governo nel 'decreto Agosto' per sostenere i processi di formazione in favore di 7,5 milioni di lavoratrici domestiche


Il bonus casalinghe presente nel Decreto Agosto stanzia tre milioni di euro per “attivare percorsi volti a favorire l’acquisizione di nuove competenze e l’accesso a opportunità culturali e lavorative”. L’obiettivo, si legge nella relazione tecnica che accompagna la norma è “il superamento del gap italiano, che vede il tasso di occupazione femminile fra i più bassi in Europa. In particolare in Italia all’aumentare del numero di figli, il tasso di occupazione diminuisce, a differenza di molti paesi europei”.

Risultati che all’atto pratico sarà difficile ottenere visto che, come rivelato dal Corriere della Sera, vale 40 centesimi a testa. Dell’argomento si è occupato anche il quotidiano telematico “Open” diretto da Enrico Mentana.
Nel fondo, una delle ultime misure entrate nel decreto legge Agosto, ci sono appena 3 milioni di euro l’anno. Secondo l’Istat, le casalinghe in Italia sono 7 milioni e 400 mila. In media, quindi, potranno avere 40 centesimi a testa. Neanche un caffè all’anno. Quei soldi andranno usati per “incrementare le opportunità culturali e l’inclusione sociale” delle casalinghe. E per stabilire in concreto come, servirà anche un decreto del ministero delle Pari opportunità. 

Secondo le intenzioni del legislatore il fondo è “finalizzato alla promozione della formazione personale e a incrementare le opportunità culturali e partecipative, anche in collaborazione con enti pubblici e privati, delle donne che svolgono attività prestate nell’ambito domestico, senza vincolo di subordinazione e a titolo gratuito, finalizzate alla cura delle persone e dell’ambiente domestico, iscritte all’assicurazione obbligatoria”.

Per conoscere criteri e modalità bisognerà attendere un decreto del ministro per le pari opportunità che dovrà essere emanato entro la fine dell’anno.

Dal dipartimento, tuttavia, spiegano che l’intenzione è quella di fare dei bandi per finanziare percorsi di formazione, che non vanno confusi con quelli professionali in capo alle Regioni. Gli ambiti sarebbero soprattutto due: quello finanziario e quello digitale. Principalmente, sarebbero rivolti a donne che – dopo essere uscite dal mondo del lavoro per necessità o scelta – vorrebbero rientrarvi ma si ritrovano con una formazione poco aggiornata.

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