Coronavirus, spunta l’ipotesi del coprifuoco. A casa alle 22 per evitare il lockdown

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Il provvedimento, su base nazionale ma in accordo con le Regioni, dovrebbe imporre una stretta agli orari di bar e ristoranti, ma anche di altre attività, per stoppare quel che resta della movida. Ma il ministro della Salute Roberto Speranza esclude decisioni già prese


Coprifuoco alle dieci della sera per evitare un nuovo lockdown. E’ questa una delle ipotesi a cui lavorerebbe il Governo Conte, per fronteggiare l’aumento dei casi di Coronavirus registrati negli ultimi giorni. Fermare le uscite serali e fermare la ‘movida’ per scongiurare una chiusura generalizzata che nessuno vuole.

Nelle conversazioni riservate a margine del Consiglio europeo, rivela il Corriere della Sera, Giuseppe Conte avrebbe ripetuto più volte: “Chiudere tutto sarebbe troppo dannoso, proprio adesso che l’economia mostra segni di ripresa”.

E allora, ragionando con scienziati, collaboratori e ministri, il premier si sarebbe convinto a valutare altre norme restrittive. A partire dal lockdown, per fermare quel che resta della ‘movida’.

Da qui a domani, quando si riunirà il Consiglio dei ministri, un nuovo provvedimento potrebbe imporre a bar, ristoranti e altri pubblici esercizi di abbassare le saracinesche alle 21 o alle 22, con controlli rafforzati e multe per chi non rispetta le regole.

Misure, attuate in accordo con le Regioni, che potrebbero essere discusse nel vertice di maggioranza richiesto dal capodelegazione del Pd al governo, il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini.

Sulla questione è intervenuto il ministro della Salute. “Lavoriamo per risposte ponderate, ma in questo momento nessuna decisione è stata presa”, ha però precisato Roberto Speranza. "La situazione è seria, ed è seria sul piano europeo: la Francia ieri ha fatto 30 mila casi, il Belgio ha fatto 10 mila casi, la Gran Bretagna 20 mila casi, la Germania ieri ha superato 7.300 casi. Rispetto a questa situazione seria - ha chiarito Speranza - lavoriamo per costruire risposte. Noi abbiamo bisogno di dialogare costantemente con le Regioni e con il Cts. Lavoriamo con i nostri tecnici, con i nostri scienziati e con chiarezza trasparenza esprimeremo il nostro orientamento all'opinione pubblica”.

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