Il bluff dei tamponi rapidi ai medici di base: per ogni professionista solo 37 test

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Meno di uno al giorno, almeno fino a Natale. La critica dopo l’accordo: una misura con scarso impatto


Il Governo ha stabilito: tamponi rapidi antigenici anche dai medici di base. E la Sisac (l’ente di contrattazione per la parte pubblica) e i sindacati (due su 4 di categoria) hanno siglato ieri l’accordo che prevede, tra le altre cose, l’obbligatorietà della prestazione. Ma non mancano polemiche per i termini dell’intesa (specie per l’obbligo imposto) e soprattutto perché i test a disposizione dei professionisti di medicina generale sarebbero troppo pochi.

Ma andiamo per gradi. Sono stati stanziati – sintetizza il Corsera - 30 milioni di euro e saranno distribuiti nelle prossime settimane, oltre a strumenti per la diagnostica e dispositivi di protezione, 2 milioni di tamponi rapidi. I medici, pediatri compresi, potranno farli negli studi o, se le condizioni non lo permettono, in aree attrezzate fornite dalle Asl.

I test verranno fatti a tre categorie di persone: i contatti stretti asintomatici di positivi; i casi sospetti che il medico di famiglia deve visitare; le persone che alla fine dei 10 giorni di isolamento devono fare un tampone. I medici riceveranno 18 euro per ogni tampone fatto nel loro studio e 12 euro se il test viene effettuato altrove. Il paziente non pagherà nulla.

Tra le principali critiche quella che rileva come molti studi non siano idonei, “perché di piccole dimensioni, con una sola porta, senza aree dedicate”. Si temono code e proteste dei condomini, anche perché i medici sono già subissati di richieste. E lo Smi, contrario alla “precettazione”, è pronto pure a scioperare. Mentre la Fimmg, pur consapevole delle difficoltà, ha firmato: “Non potevamo tirarci indietro in un momento del genere”.

Al netto delle posizioni più estreme, per alcuni – prosegue il Corsera - questo accordo avrà un impatto scarso. Ed ecco il dato sorprendente: “Considerando che saranno distribuiti 2 milioni di tamponi da qui a Natale e che i medici di famiglia sono 53 mila, ognuno di loro avrà a disposizione in media 37 tamponi, meno di uno al giorno”.

Numeri che, al fronte dell’escalation dei contagi e quindi della necessità di rispondere alle esigenze della popolazione in ordine al tracciamento, risultano alquanto irrisori. Ma tant’è.

 

 

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