Scuola al tempo del Covid, “la Dad viola la costituzione”

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Il parere di Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale


Sempre più stretto il legame tra scuola e Covid, in ordine alla diffusione del contagio. Ed ecco che la famigerata didattica a distanza stenta ad uscire dalle ormai nuove abitudini degli italiani, con solo 5 Regioni che, ad oggi, hanno deciso di ripartire in presenza.
Se il Governo ha infatti dato il via libera al ritorno tra i banchi dall’11 gennaio prossimo, la gran parte dei governatori ha scelto la prudenza, rinviando il tutto alla settimana successiva, salvo concedere piccoli spazi di manovra ai sindaci per le scuole primarie.
Scelta sulla cui opportunità da tempo si dibatte e che oggi trova il parere del presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli, intervistato da Il Sole 24 Ore e le cui dichiarazioni salienti sono state rilanciate da ‘Tuttolavoro24.it’.

“La scuola non è solo didattica ma anche interazione con gli insegnanti e tra gli studenti, oltre ad essere il principale strumento per l’attuazione del dettato costituzionale laddove nel secondo comma dell’articolo 3 si specifica che ‘è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana’. Con il perseverare della didattica a distanza si lede il principio dell’uguaglianza sostanziale, ossia la parità delle condizioni di partenza”.

Secondo Mirabelli, dunque, si è ecceduto con la dad: “Ci sono altre soluzioni per tutelare la salute pubblica – ha detto - senza ledere del tutto il diritto all’istruzione: ad esempio prevedere la didattica in presenza a settimane alterne e una rotazione di orari di ingresso con lezioni anche pomeridiane. La scuola è aperta a tutti, recita la Costituzione. E anche non volendo interpretare questo dettato come apertura fisica, è chiaro che lo strumento della didattica a distanza lede il principio della parità delle condizioni di partenza: in molte realtà familiari e sociali non è possibile l’accesso agli strumenti informatici richiesti per la didattica a distanza, e questo – ha concluso - accentua le disparità di partenza”.

 

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