Varianti Covid, le mutazioni sono il segnale che il virus circola troppo

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Lo spiega Massimo Ciccozzi, docente di epidemiologia dell’Università Campus Biomedico di Roma, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera. Secondo l'esperto "non c’è prova che i vaccini non funzionino, per proteggersi bastano mascherina e distanziamento"


L' epidemiologo Massimo Ciccozzi, ordinario di epidemiologia all’università Campus Biomedico di Roma, chiarisce alcune interrogativi sulla efficacia dei vaccini e sul rischio varianti in circolazione oggi in Italia, posti dalla giornalista Margherita De Bac sul Corriere della Sera.


“Allo stato attuale – spiega Ciccozzi — circolano almeno 5 varianti, quasi tutte hanno la mutazione sul gene che produce la proteina Spike usata dal virus per agganciarsi alle cellule umane. La variante cosiddetta inglese, la brasiliana, la sudafricana, una quarta sequenziata a Napoli, identificata per la prima volta in Nigeria. A Viggiù, in Lombardia, è stata sequenziata una variante scozzese. In un lavoro pubblicato su Lancet Infectious Disease, col virologo Arnaldo Caruso, abbiamo descritto un nuovo ceppo trovato a Brescia in un paziente oncologico che è poi guarito dal Covid. Questo episodio è interessante perché sarebbe la dimostrazione che il virus si è evoluto all’interno della persona infettata ed è cambiato.

Della variante inglese, che ha avuto origine a settembre 2020 nel Kent, di quella Brasiliana, origine in Amazzonia e della Sudafricana, sappiamo che hanno una contagiosità superiore rispetto al ceppo che ha circolato in Italia dallo scorso febbraio. Una mutazione, indicata come 501Y, facilita la capacità di infettare la cellula umana. Le varianti del Brasile e Sudafrica, dove è presente anche la mutazione 484K potrebbero essere in grado di far diminuire l’effetto degli anticorpi stimolati dal vaccino”.

Secondo Ciccozzi al momento non ci sono evidenze su una eventuale maggiore virulenza della variante inglese, quella maggiormente diffusa in Italia. “Questo – sottolinea lo scienziato - potremo affermarlo solo dopo aver raccolto dati certi, validati e pubblicati. Trovare una nuova variante non significa che il Sars-CoV-2 si stia trasformando in qualcosa di più pericoloso. Al contrario i virus hanno tutto l’interesse a trovare forme di convivenza con l’uomo. Il loro lavoro è infettare, non uccidere”.

“Le varianti – spiega ancora Ciccozzi - sono il sintomo di una circolazione troppo alta del virus. E questo significa dare all’agente patogeno che da un anno ci tiene sotto scacco l’opportunità di produrre altre mutazioni che prima o poi potrebbero compromettere il funzionamento dei vaccini. Non dobbiamo assolutamente permettere che questo accada. È una fase molto critica”.

Sull’arco temporale necessario per uscire dal tunnel, il docente di epidemiologia all’Università Campus Biomedico di Roma è netto: “Ora abbiamo i vaccini, non abbastanza dosi, ma li abbiamo e ne arriveranno sempre più. Vaccinare 24 ore al giorno, anche la notte, ovunque. Usiamo tutto quello che si può nel minor tempo possibile”.

Oltre ai vaccini è necessario continuare ad avere un atteggiamento di prudenza, che significa “mantenimento delle distanze fra individui, uso corretto della mascherina. Se si è in casa o al lavoro va bene la chirurgica. Se usciamo meglio la FFP2. Ma queste – evidenzia lo scienziato - sono precauzioni che valevano anche contro i ceppi normali. Le varianti non bucano le mascherine. Smettiamo di avere paura, stiamo attenti piuttosto. Questo virus non è un mostro”.

Sul come finirà la pandemia, ancora non è chiaro. Ciccozzi conclude ricordando che l’immunità di gregge verrà raggiunta quando il 75% della popolazione sarà vaccinata. A quel punto il virus circolerà pochissimo e si adatterà ancora meglio al genere umano diventando endemico. Vuol dire che sarà come uno dei tanti coronavirus che causano i raffreddori stagionali”.

 

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