Covid, turismo del vaccino: in Serbia dosi disponibili pure per gli stranieri

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Sul sito dell’ambasciata italiana le informazioni per chi è interessato. L’esperienza del conte Simone Avogadro di Vigliano


Un turismo che sfida la crisi. Anzi, che rappresenta una ricetta alla crisi pandemica. È quello che conduce dritto in Serbia, dove è possibile vaccinarsi per poi fare ritorno a casa con tanto di immunità dal Covid.

Un turismo certamente di nicchia, di cui parla il Corriere.it che racconta la storia del conte Simone Avogadro di Vigliano, imprenditore 57enne, andato a vaccinarsi a Belgrado. Tutto legale, in quanto da quelle parti le dosi non vanno centellinate. Addirittura il Governo invita gli stranieri a vaccinarsi, consentendo pure di scegliere il tipo di farmaco: da Pfitzer a Moderna, passando per AstraZeneca, Sputnik e infine per il siero Cinese.

Sul sito dell’ambasciata italiana – si legge - viene tutto spiegato nei dettagli, per chi fosse interessato alla trasferta. Basta compilare l’application sul portale, rigorosamente scritta in serbo.

La storia dell’imprenditore, giunta alla ribalta delle cronache, ha però origine nell’attività dello stesso Avogadro di Vigliano, il quale girando il mondo con l’azienda di famiglia, abita tra Milano e Singapore ma ha anche un ufficio in Serbia. Ecco perché è venuto a conoscenza di tale opportunità.

La Serbia, come Israele, è molto avanti nella campagna vaccinale. Ed ha deciso di fare di tale attività “un’operazione (anche) di immagine – spiega il 57enne - Una sorta di attrazione: vieni, volendo visiti il Paese e nel frattempo ti facciamo pure il vaccino Covid”. Pertanto,
chiunque dall’Italia, potrebbe prenotarsi e partire alla volta di Belgrado per ottenere l’agognato vaccino. “Per me invece si è mossa la Camera di commercio locale — continua Avogadro di Vigliano — Io ho scelto Pfizer e in 48 ore ho avuto l’appuntamento in un ospedale di Belgrado. Per la prima dose, a inizio marzo, sono rimasto qualche giorno per motivi di lavoro. Ho unito l’utile al dilettevole. Per la seconda, sono andato e tornato dopo qualche ora”.

In valigia il certificato di vaccinazione – spiega Il Corriere - scritto in tre lingue e con un Qr code che, aperto dal telefonino, vale come primo prototipo di passaporto vaccinale. “L’ho spedito alla mia Ats di Milano per farlo registrare e non essere chiamato in futuro – ha concluso l’imprenditore - Ora posso tornare a viaggiare. Anche in Cina, risparmiandomi quel genere di quarantene che impongono loro”.

 

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