Falsi tamponi per arrivare in Italia: così gli indiani ci portano la variante

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Il caso/ Con 30 dollari si prende l'aereo anche se malati. E a mettersi in quarantena per 14 giorni, anche se negativi ai test, non ci pensano proprio


ROMA. In barba ai divieti del ministero della Salute, arrivano in Italia con un certificato di falsa negatività al Covid acquistato per 30 dollari in India. È allarme nel Lazio per la nuova variante, di cui poco si conosce e che tanto si teme: come si legge su Tgcom24, alcuni passeggeri arrivati a Fiumicino mercoledì scorso ammettono di aver pagato un finto certificato prima di imbarcarsi in aereo. Così, su un volo con 223 indiani, il 9 per cento dei passeggeri (compresi due membri dell’equipaggio) è risultato positivo al test rapido nonostante avessero tutti un certificato di negatività.

In India, pertanto, si apprende che esiste un autentico mercato nero di certificati falsi. Sono gli stessi extracomunitari a confessarlo al ‘Messaggero’, che li ha intervistati una volta scesi dall’aereo. E le loro rivelazioni sono sconcertanti: “Il tampone non l'ho fatto – dichiara un indiano quotidiano romano - ma ho pagato per farmi rilasciare un falso certificato col timbro". In pratica, per aggirare l’obbligo che è previsto anche in India di partenza solo se si è in possesso di un tampone negativo fatto 48 ore prima, rivolgersi a laboratori che falsificano i rapporti. Ma per uno che viene scovato e chiuso dalle autorità, è impossibile sapere quanti restano ancora operativi e permettono a malati Covid di andare in giro a infettare la popolazione.

Inoltre, chi arriva in Italia dall'India dovrebbe, anche se negativo al test, mettersi in isolamento per 14 giorni. Ma è un sistema, riferisce sempre Tgcom24, che fa acqua da diverse parti. L'assessore della Sanità del Lazio, Alessio D'Amato, non si risparmia: "Davvero pensiamo che un lavoratore tornato dall'India legge l'ordinanza e di sua iniziativa decide di isolarsi? Serve un sistema del tutto differente, bisogna recuperare le liste dei passeggeri tornati dall'India, dal Bangladesh e dallo Sri Lanka, e inviarle alle varie Asl", dichiara.

"Il rischio - conclude Tgcom24 - è quello di ritrovarsi come nell'estate del 2020 quando dal Bangladesh, nonostante le ordinanze, rientravano in Italia persone malate che hanno causato poi diversi focolai. E se davvero la variante indiata del Covid risulta essere tra le più infettanti, allora il rischio di una curva epidemica di nuovo in salita è davvero alto".

 

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