La scoperta: la Pianura Padana è africana. Lo dice la scienza

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E’ l’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) a spiegare la ragione per cui la Pianura Padana, un’area di circa 50mila chilometri quadrati che abbraccia sei diverse Regioni dell’Italia Settentrionale, dal punto di vista geologico fa parte dell’Africa


Centinaia di milioni di anni fa gli attuali continenti non esistevano, ma sulla Terra c'era un unico, gigantesco supercontinente chiamato “Gondwana”. Quando si frammentò diede origine al processo di deriva dei continenti che, trasformazione dopo trasformazione, hanno portato sino alla disposizione odierna (in costante mutazione). In base al sistema preso in esame, sul nostro pianeta esistono dai quattro ai sette continenti: in Italia, ad esempio, quello più accreditato è il sistema a sei continenti (Africa, America, Antartide, Asia, Europa e Oceania), mentre il più “internazionale” è quello a cinque, che esclude il disabitato Polo Sud.

I cinque cerchi dei Giochi Olimpici simboleggiano proprio i cinque continenti abitati dall'uomo. Tutte queste definizioni e divisioni, tuttavia, sono legate alle scelte dell'uomo e a questioni amministrative/geopolitiche, perché dal punto di vista squisitamente geologico la situazione è molto più fluida e complessa di quel che potrebbe apparire. Ad esempio, pur facendo parte dell'Italia, non è affatto errato dire che la Pianura Padana dal punto di vista geologico è africana, come specificato in un interessante articolo dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, meglio conosciuto con l'acronimo di INGV, e ripreso dal popolare quotidiano Fanpage.

Gli scienziati spiegano che tutto dipende dalla tettonica delle placche, in base alla quale il guscio più esterno e solido della Terra (la litosfera) è suddiviso in porzioni più piccole – una ventina, di cui 12 principali – che interagiscono fra di esse. La tettonica delle placche può spiegare attività sismiche e vulcaniche, la formazione di catene montuose e altri rilievi (orogenesi) e numerosi altri fenomeni geologici. Poiché le placche non sono fisse ma “galleggiano” dinamicamente sopra l'astenosfera (la parte superiore del mantello, che si trova sotto la crosta terrestre), esse sono alla base della deriva dei continenti e dei conseguenti spostamenti – in ere geologiche – che plasmano l'aspetto del globo terracqueo. “Il moto delle placche è impercettibile all’uomo poiché è di pochi millimetri all’anno. Il moto relativo delle placche a contatto fra loro determina diversi processi geologici e più in generale diversi margini di placca”, specifica l'INGV nel proprio sito.

Due placche adiacenti possono allontanarsi, “viaggiare” parallelamente o scontrarsi, dando vita a fenomeni differenti. Nell'ultimo caso avviene il fenomeno della subduzione, con il margine di una placca che sprofonda sotto un'altra. Se entrambe le placche sono costituite da crosta continentale, spiega l'INGV, lo scontro dà vita all'orogenesi e dunque alla formazione di catene montuose; se invece si tratta di crosta oceanica si determina “una risalita ingente di materiale magmatico che darà origine in superficie a vulcani, generalmente disposti a formare un arco.” Ovviamente possono esserci interazioni tra crosta oceanica e crosta continentale che originano altre condizioni.

Questa premessa è stata necessaria per indicare che il Mar Mediterraneo si trova proprio in corrispondenza di due grandi placche principali: a sud la placca africana, a nord la placca euroasiatica. Come specificato dall'INGV, la Pianura Padana – così come la Puglia, parte del Molise, dell'Abruzzo e di altre Regioni – viene a trovarsi proprio nella porzione più settentrionale della placca africana, che penetra all'interno di quella Euroasiatica per migliaia di chilometri e coincide con quasi tutta l'Africa (Madagascar compreso). Questa collisione tra placca africana e placca euroasiatica va avanti da 100 milioni di anni, un processo del quale i “segni” più evidenti sono rappresentati da grandi catene montuose (Alpi, Appennini) e l'arco vulcanico delle Eolie.

Come indicato dall'INGV, la tettonica delle placche può spiegare anche determinata attività sismica: i violenti terremoti verificatisi in Emilia Romagna alla fine di maggio del 2012, responsabili di una trentina di vittime, sono figli proprio di questo scontro a "rallentatore" tra le due grandi placche che si congiungono sotto al Mediterraneo.

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