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Covid, Green pass obbligatorio sul posto di lavoro: ecco cosa cambia

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Dal 15 ottobre bisognerà avere la certificazione verde. Previste multe fino a mille euro. Oggi il nuovo decreto


ROMA. Per avere accesso ai luoghi di lavoro sarà necessario essere in possesso del Green pass: lo ha deciso il Governo per contrastare la diffusione del Covid.

Questo vuol dire che, dal 15 ottobre bisognerà essere vaccinati, aver fatto un tampone o essere guariti dalla malattia per entrare negli uffici pubblici e privati. L'obbligo dovrebbe essere esteso anche a studi professionali, negozi, ristoranti. Per chi si presenterà al lavoro senza saranno previste multe dai 400 ai 1.000 euro. Non sarà, invece, possibile licenziare ma scatterà la sospensione dal lavoro e dallo stipendio dopo cinque giorni di assenza ingiustificata nel settore pubblico e dopo tre nel privato. 

Come riporta il Corriere della Sera, il criterio adottato per definire il perimetro del provvedimento è quello dell’accesso ai luoghi di lavoro, metodo che tiene fuori pensionati, casalinghe, disoccupati.

La svolta dell’estensione generalizzata è stata pensata per incrementare il più possibile le vaccinazioni, prima che arrivi il freddo e la pandemia rialzi la testa. L’obiettivo di Draghi, che non ha paura di fare “anche più del necessario”, è raggiungere in tre, massimo quattro settimane un numero di persone immunizzate così alto da consentire al nostro Paese di entrare “in una zona di sicurezza”.

Stamattina alle 10.30 il capo dell’esecutivo riunirà a Palazzo Chigi la cabina di regia con i capi delegazione dei partiti, a seguire la ministra Mariastella Gelmini ascolterà i presidenti delle Regioni e alle 16 si terrà il Consiglio dei ministri per il via libera al nuovo decreto.

Ci sono volute settimane di trattative con le forze sociali, le imprese, i partiti. I sindacati hanno preteso (e ottenuto) che il green pass non sia un mezzo per licenziare. Matteo Salvini si è opposto fino all’ultimo, ma si è ritrovato isolato e ha dovuto incamminarsi sulla via di Palazzo Chigi e del ministero della Salute, che è poi quella di larga parte della base leghista e dei governatori del Nord.

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