Coronavirus, terza dose dopo cinque mesi dalla seconda. L'ipotesi per scongiurare il crollo della protezione

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La valutazione dettata dal fatto che non si conoscono con esattezza i tempi della copertura immunizzante dopo la somministrazione della seconda dose. L’impennata di contagi registrata negli ultimi giorni sta spingendo il governo in questa direzione


Nel pieno della quarta ondata, il governo Draghi decide di imprimere un'accelerata all'immunizzazione anticipando la terza dose cinque mesi dopo la seconda.

E’ l’ipotesi sempre più probabile verso la quale il mondo scientifico si sta indirizzando dopo l’escalation di nuovi casi di contagio che si è registrata negli ultimi giorni e che, se non fronteggiata, potrebbe spingere le autorità a decidere nuove chiusure, come sta accadendo in Austria.

L’anticipazione dell’obbligo vaccinale, così come ha spiegato Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico-scientifico, potrebbe coinvolgere dapprima le categorie maggiormente esposte al virus, “come gli insegnanti, i dipendenti della pubblica amministrazione e le forze dell’ordine, pur essendo categorie connotate da un’alta percentuale di vaccinazione”.

C’è un’inevitabile escalation dettata da “un quadro epidemiologico in fase di lieve peggioramento”, ha spiegato ieri Silvio Brusaferro, numero uno dell’Istituto Superiore di Sanità, le cui dichiarazione sono state rilanciate dal Corriere.it.

 

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