Green Pass, c’è chi dice no: per i giudici è illegale, viola il rispetto della privacy

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Il Tribunale di Namur, in Vallonia, riaccende lo scontro sul certificato vaccinale e le misure per contrastare la pandemia di Covid La regione belga, però, non ritirerà il provvedimento fino alla sentenza definitiva: c’è l’ipotesi che il decreto sia stato scritto male


Il Green Pass è illegale. Il Tribunale di Namur, in Vallonia, riaccende lo scontro sul certificato. I giudici della capitale della regione francofona del Belgio, come riporta il quotidiano “La Stampa” bocciano le misure anti-Coronavirus e intimano alle autorità locali di ritirare le disposizioni in vigore, pena una multa da 5.000 euro per ogni giorno. E’ stata accolta l’istanza dei cittadini dell’associazione Notre Bon Droit (il nostro diritto).

Vittoria dei no-vax sui pro-vaccinisti? La storia sembra ripetersi, ma non è tanto una questione legata al vaccino in sé. Il tribunale di Namur contesta le implicazioni per il rispetto della privacy nelle modalità di richiesta del Covid Safe Ticket (il nome dato al Green Pass in Belgio), necessario per andare al ristorante, bar e luoghi chiusi come palestre. Si ravvede anche il rischio di discriminazioni per chi non ne è provvisto.

In sostanza non appare rispettato il principio di proporzionalità. E’ questo il nodo della questione. La decisione finisce per rilanciare il dibattito su vaccini, certificati e quant’altro, ma c’è sullo sfondo la possibilità che il decreto regionale dietro l’introduzione di obbbligo di Green Pass possa essere stato scritto male. Una modifica del provvedimento potrebbe dirimere la questione legale, che comunque andrà avanti.

 La regione Vallonia ha annunciato che farà ricorso, e che per questo motivo, essendoci un contenzioso in corso, il certificato Covid non scomparirà. Al contrario, l’obbligo di esibirlo resterà fino a sentenza definitiva. Intanto lo scontro si rinnova e si teme un effetto domino.

Una causa simile pende al tribunale di Bruxelles. L’associazione Charta21 ha chiesto la sospensione della lettura dei certificati Covid. Anche in questo caso si contesta la presunta violazione delle norme in materia di protezione dei dati personali e sensibili.

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