Isernia, fuga dall'Idv: Di Pietro mollato dai fedelissimi

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[caption id="attachment_9827" align="alignleft" width="250"]il leader dell'IdV Antonio Di Pietro il leader dell'IdV Antonio Di Pietro[/caption]

ISERNIA. Terremoto nell'Italia dei valori: Antonio Di Pietro perde i pezzi anche in Molise. Le ultime scelte di campo a livello nazionale hanno lasciato a dir poco perplessi i dirigenti locali del partito, che con una nota stampa staccano la spina al Gabbiano in provincia d'Isernia. Il segretario provinciale Antonio Monaco, il consigliere al Comune di Isernia Edmondo Angelaccio, l'ex assessore comunale pentro Claudio Falcione e il componente del coordinamento regionale Vincenzo Di Giacomo prendono le distanze da quello che, fino a oggi, era il loro leader. Ecco il contenuto integrale delle loro motivazioni: "Le recenti decisioni assunte a livello nazionale dall’Italia dei Valori che hanno portato alla scomparsa dal simbolo del partito dalla imminente consultazione elettorale per il rinnovo del Parlamento, hanno provocato una approfondita analisi da parte di  numerosi iscritti e simpatizzanti della provincia di Isernia. In tanti non condividono le scelte adottate e sono rimasti profondamente delusi ed amareggiati. Dal sereno confronto che si è tenuto nei giorni scorsi è emerso un disorientamento politico che ha visto nelle decisioni dell’onorevole Di Pietro una sorta di abbandono, in un momento in cui il partito vive una situazione vistosa in termini di calo di consensi elettorali. Molti di noi avrebbero desiderato un atteggiamento diverso, prima di tutto chiarificatore della situazione nazionale, poi avrebbero desiderato risposte sulla gestione del partito a livello regionale. Nulla di tutto ciò, per cui quel senso di malessere che già aveva pervaso e minato alla base un nutrito numero di aderenti all’Italia dei Valori, è notevolmente aumentato a seguito dell’incontro che l’onorevole Di Pietro ha promosso a Termoli nella giornata del 6 gennaio 2013. In quella occasione ci è stato rappresentato il quadro nazionale della posizione I.D.V. che evidenzia notevoli contraddizioni che stanno esplodendo, specialmente nella regione Molise dove regna il caos supremo.  A livello nazionale l’onorevole Di Pietro ci ha detto di aver firmato un accordo, un atto notarile che andrà a scadere il prossimo 25 febbraio,  con esponenti di altri movimenti e partiti che oggi si riconoscono nella lista Rivoluzione Civile di Ingroia. Accordo firmato anche  dall’esponente del movimento arancione De Magistris, sindaco di Napoli. Quest’ultimo mentre sottoscrive accordi a livello nazionale, nel Molise si è schierato con il consigliere regionale Romano, candidato alla carica di governatore,  in contrapposizione con la coalizione che fa capo a Paolo Frattura. E’ arrivata intanto la quinta candidatura a presidente della Regione Molise da parte di esponenti della sinistra che a livello nazionale sono invece in linea con l’onorevole Di Pietro, mentre nel Molise sono in contrapposizione alla coalizione guidata da Frattura di cui fa parte l’I.D.V. Per non parlare poi di quello che sta accadendo nel Lazio, dove l’I.D.V.  pare sia nella lista Ingroia, senza simbolo del partito, contro Zingaretti che guida una coalizione di centro sinistra, mentre nel Molise l’I.D.V. è nella coalizione di centro sinistra. Una confusione che lascia i sottoscritti amareggiati e traditi e che vedono buttare alle ortiche anni di impegno politico. In questi anni di militanza nell’Italia dei Valori,  abbiamo dato il nostro contributo in tante iniziative e battaglie per l’affermazione di principi di civiltà, con impegno e con passione, raggiungendo anche buoni risultati, ma oggi alla luce di ciò che sta accadendo a livello nazionale e locale, la nostra permanenza nell’Italia dei Valori è in netto contrasto con la visione che abbiamo della realtà politica nazionale e locale. La nostra posizione resta senza ombra di dubbio all’interno del centrosinistra e il nostro impegno politico per l’immediato futuro è quello di dare il massimo contributo possibile al candidato Paolo Frattura, affinché si possa giungere a  modificare l’attuale quadro politico regionale".

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