Niro: “Violato un accordo scritto, ma resto leale”

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[caption id="attachment_14575" align="alignleft" width="250"]Vincenzo Niro (Udeur) Vincenzo Niro (Udeur)[/caption]

CAMPOBASSO.  Pacta sunt servanda, dicevano i latini. Loro, appunto. Ma in Molise la storia va da sé, politicamente parlando. E, dunque, ci sta anche che qualcuno debba vedersi ‘scippato’ del dovuto, nonostante gli accordi preelettorali. Questo qualcuno, però, sta diventando quasi un habitué delle fregature, nella Regione Molise. Vincenzo Niro, leader regionale dell’Udeur, ancora una volta rimane fuori dalla stanza dei bottoni. Paolo Frattura, dopo un mese di trattative, sceglie di consegnare le chiavi della Giunta regionale al Pd di Leva e Ruta, assoluti padroni del campo, ancora una volta. Ma gli strascichi restano, eccome se restano. E Niro, nonostante una lealtà che giura essere “fuori discussione”, qualche segnale, preciso, già lo manda. “Prendo atto delle decisioni del presidente e sono a disposizione della maggioranza – dichiara al telefono di ‘Isernianews’- ma non posso non essere rammaricato del fatto che il partito non venga considerato come merita, nonostante gli accordi nazionali”. Nazionali, ma non solo. Perché Frattura, pur di vincere, pare abbia fatto promesse a mezzo mondo. “C’era un impegno sottoscritto di suo pugno – svela Niro – che al momento opportuno mostrerò alla stampa. Preciso che le poltrone non hanno mai condizionato il mio impegno politico. La gente, del resto, vota il consigliere regionale, non vota qualcuno per fargli fare l’assessore. Io ho sempre lavorato per fare gli interessi della gente. Ma nella mia vita politica ho sempre tenuto fede a un principio: non sottoscrivo impegni se poi non sono in grado di onorarli. Non pretendo che gli altri facciano tutti lo stesso, ma posso affermare che questo principio è qualcosa in cui credo fermamente. Non a caso l’ho insegnato ai mie figli”. Insomma, la delusione c’è, e non poca. Anche perché l’Udeur, proprio con Niro, faceva parte del listino del presidente. Dunque, anche il suo governo, come detto da Niro fin dal giorno dopo la vittoria elettorale, avrebbe dovuto rispecchiare i rapporti di forza del maggioritario. Un posto al Pd (più il presidente), uno all’Idv, uno alla sinistra cosiddetta radicale (rappresentata nel listino dall’escluso Psi di Miniscalco) e uno all’Udeur. Ma, alla fine, il grosso della torta è finita agli uomini di Leva e Ruta. E l’Udeur è sempre fuori, proprio come già accaduto nel 2011 quando Niro era nel listino di Michele Iorio. Eppure, la vittoria del centrosinistra è frutto anche del suo clamoroso passaggio, insieme a Pietracupa e agli ex Adc. Proprio su questo punto Niro abbandona per un attimo il fioretto e si arma di un’affilatissima sciabola: “E’ vero, l’esclusione si verificò anche allora – argomenta il consigliere regionale – ma si è visto con Iorio com’è finita. Quando uno non rispetta i patti deve essere pronto a tutto”. Chi la fa l’aspetti, insomma? Niro mette subito le mani avanti: “Non ci è stata data la visibilità che meritavamo, ma fino all’ultimo sfregio sono e resto uomo della coalizione”. Infatti, Niro ha anche fatto da parafulmine, in campagna elettorale, dagli attacchi di Massimo Romano che miravano a indebolire Frattura minandone la credibilità. E nonostante questo, nessun riconoscimento. Ma il consigliere regionale sembra già pronto a voltare pagina e non si esime dal fare una battuta sulla mancata nomina di un assessore che fosse espressione della città di Isernia. “Il popolo molisano ha deciso così – taglia corto – Isernia non può lamentarsi, perché la responsabilità è di chi ha scelto di premiare, con il proprio consenso, soggetti esterni al territorio. Tuttavia, l’amico Scarabeo saprà difendere a dovere gli interessi della sua provincia, ne sono certo”. Ultimo passaggio, sulle mancate dimissioni degli assessori. “Sono d’accordo, non l’ho mai nascosto – conclude l’esponente del Campanile – anzi, avevo già pronta una proposta di legge che andava a rivedere il ruolo dell’assessore esterno, equiparandolo a un ‘semplice’ funzionario regionale. A mio avviso non si può dare lo sesso peso a chi non è sceso in trincea, cercando i voti come consigliere”. Frattura un esterno ‘puro’, Pierpaolo Nagni, nell’esecutivo l’ha messo. E chissà che l’Udeur non cominci a far sentire la propria voce, in Consiglio, proprio nel ridefinirne ruoli e competenze. Per ora, solo ipotesi. Tra qualche giorno, chissà.

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