Il Soa ricorda Stefano Musacchio: "Il suo pensiero continua a vivere"

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Il Sindacato Operai Autorganizzati ha ricordato l’operaio Fiat, militante politico, sindacale e sociale, sempre in difesa dei più deboli, a cinque anni dalla scomparsa


PORTOCANNONE. Ieri, 19 Novembre 2017, cadeva il quinto anniversario dalla scomparsa di Stefano Musacchio operaio Fiat e attivista sindacale e sociale. In tanti, tra amici, parenti e colleghi di lavoro, hanno voluto partecipare al giorno della memoria organizzato dal Soa, il Sindacato Operai Autorganizzati, presso la sede associativa dove è stato ricordato il senso della sua esistenza e l'importanza del suo messaggio teso "alla solidarietà operaia e internazionale, alle sue battaglie contro l'arroganza della politica corrotta e a sostegno degli sfruttati". Musacchio è stato dapprima un militante della Fiom Cgil e in seguito un attivista dei sindacati di base. Importante e riconosciuta anche la sua militanza politica iniziata nel Partito Comunista Italiano e proseguita, dopo la svolta della Bolognina, nel Partito della Rifondazione Comunsita.  "Il seme che ha gettato viene da noi raccolto nel proseguimento delle sue lotte – hanno affermato i sindacalisti - ne è testimonianza la nostra autorganizzazione operaia e sociale". Arrivato agli onori della cronaca nazionale per essere stato licenziato per aver affisso la bandiera della pace nello stabilimento metalmeccanico, Musacchio è sempre stato uno spronatore per la difesa dei diritti dei lavoratori, "non solo in fabbrica, tra le officine della Fiat, ma anche nella comunità di Portocannone dove ascoltava tutti": ricorda Andrea Di Paolo, coordinatore regionale del Soa. Lo stesso sindacalista, prima che tutti i partecipanti si recassero in corteo presso il cimitero comunale dove hanno deposto una corona d’alloro sulla tomba, con dei fiori rossi e delle spighe di grano, ha letto una degli ultimi pensieri di Stefano Musacchio: "Ogni popolo ha la sua storia, ogni società deve dedicarsi alla solidarietà verso lo stesso, come ogni uomo deve dedicare la propria vita per renderla meno difficile ai più bisognosi".

Alessandro Corroppoli