Emergenza lavoro in Molise, la Cgil: “Tante parole e pochi fatti”

Emergenza lavoro in Molise, la Cgil: “Tante parole e pochi fatti”

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L’analisi del sindacato e l’appello alla Regione: “E’ necessario cambiare passo. Auspichiamo un fine legislatura dedicato ai problemi seri della collettività”


CAMPOBASSO. Emergenza lavoro, pensioni e ammortizzatori sociali. Sono tante le criticità cui in Molise si fanno i conti. Per la Cgil è necessario cambiare passo e da qui l’appello alla politica regionale ad attivarsi per trovare soluzioni prima della fine del mandato. “Il Molise – scrive in una nota il segretario organizzativo Cgil Molise Franco Spina - ha sprecato tante possibili ripartenze e giocato male le risorse giunte in questa terra sia attraverso la programmazione europea sia a seguito dei dolorosi eventi del terremoto e poi dell’alluvione, solo per citarne alcuni.

La Regione, ad esempio, ha seguito con leggerezza le proprie aziende partecipate, non ponendo in essere azioni volte al rilancio delle stesse quando c’era ancora la possibilità ed è altrettanto innegabile che sulle criticità del sistema sanitario (commissariato) o sul sistema dei trasporti da tempo in difficoltà, andavano intraprese azioni strutturali. Occorreva invece una riorganizzazione complessiva del ‘sistema Molise’ che tutelasse i cittadini molisani”.

A fronte di tutte queste criticità, era logico attendersi azioni e provvedimenti coerenti all’analisi di contesto. La realtà è però un’altra. Sicuramente abbiamo assistito alla prima fase, ovvero la dismissione delle partecipate, Gam, Zuccherificio, Korai in testa, interventi sulla protezione civile, sul sistema sanitario regionale pubblico. Questo ha significato una contrazione dei costi netta per la Regione, a fronte però di un immediato innalzamento delle criticità delle famiglie coinvolte. È troppo facile agire sostanzialmente solo con politiche basate sui tagli, tralasciando la ricaduta sociale provocata dagli stessi. L’effetto ottenuto è verificabile da tutti, la chiusura di importanti aziende e del loro indotto, ha determinato un crollo del lavoro stabile e a tempo indeterminato che offre delle certezze alle famiglie, in parte compensato da lavori precari e non duraturi, contrattualmente più flessibili.

La riorganizzazione intrapresa ha creato, inoltre, un ulteriore dramma legato agli ammortizzatori sociali ormai in fase di dismissione per scelte del Governo nazionale a cui non si è opposta una forte azione delle Regioni. Le conseguenze sono note, migliaia di ex lavoratori si ritrovano a non avere alcun reddito di sostentamento derivante dalla perdita involontaria del lavoro”.

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