Rialzati Molise verso l’addio a Frattura, Cotugno: “Non più con una sinistra che ci ha mal sopportato”

Rialzati Molise verso l’addio a Frattura, Cotugno: “Non più con una sinistra che ci ha mal sopportato”

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Il chiarimento politico del presidente del Consiglio regionale, a margine della conferenza stampa istituzionale, in cui ha fatto il bilancio dell’ultimo anno e del mandato di governo


CAMPOBASSO. Elezioni regionali, Rialzati Molise prepara il divorzio dalla coalizione di centrosinistra e dal governatore Paolo di Laura Frattura. “Non rinneghiamo nulla di quello che abbiamo detto e fatto in questi cinque anni – ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale Vincenzo Cotugno – ma non saremo con una sinistra che ci ha trattati come estranei. Andremo per la nostra strada, dopo aver fatto una valutazione sui programmi”.

La decisione ufficiale sulla collocazione del partito, fondato dallo stesso Cotugno e da Mario Pietracupa, presidente della Fondazione Neuromed, si conoscerà tra pochi giorni, “quando ci riuniremo con amici e simpatizzanti per discutere dei nostri appuntamenti elettorali”, ma che la rottura sia ormai imminente è abbastanza chiaro. Del resto la nomina dell’europarlamentare Aldo Patriciello nel direttivo regionale di Forza Italia è risultato da subito un segnale evidente. Dell’imminente cambio di direzione. Nel frattempo alcune anticipazioni sono state fornite, a margine della conferenza stampa istituzionale, convocata per tracciare il bilancio del 2017 e di mandato del Consiglio regionale. Cotugno che di certo sarà di nuovo in corsa, pur non dicendolo apertamente, “della mia eventuale ricandidatura dobbiamo ancora discutere”.

“Nel 2013 – ha quindi chiarito – abbiamo sposato un progetto politico che metteva insieme il centro moderato con la sinistra. Nel tempo siamo però stati emarginati dalla sinistra, che ha cercato di mettere all’angolo i moderati. Una sinistra che mal ci ha sopportato, senza capirne le ragioni, considerandoci forse degli elementi di disturbo. Ciò nonostante non ci è venuta meno la voglia di lavorare, 24 ore al giorno e in segno di rispetto per i 15mila molisani che hanno votato per noi. Rialzati Molise non rinnega nulla degli ultimi cinque anni, abbiamo fatto molte cose, molte altre avremmo potuto farle se avessimo avuto a disposizione cinque anni e non due. Ma sarà il popolo molisano a giudicare e decidere”.

Quindi una ulteriore precisazione. “Se motivo di divorzio ci potrà essere – ha chiarito Cotugno – è per un modo diverso di vedere la politica e il mondo dell’impresa. Perché senza imprese non si crea sviluppo e non si creano posti di lavoro. La politica deve premiare e non criminalizzare le industrie e le eccellenze del Molise, dalla sanità, all’agroalimentare, al turismo di nicchia. Comunque dobbiamo riunirci per capire se i programmi sono compatibili con quelli del nostro elettorato”.

Niente sbilanciamenti, anzi aplomb sulla figura di Paolo di Laura Frattura, “che in questi anni ha fatto un grande lavoro, di riordino istituzionale, economico, finanziario e di bilancio”. Così come sul nome di Enzo Di Giacomo, possibile candidato governatore del centrodestra, con cui alle prossime Regionali Rialzati Molise potrebbe allearsi. “Di Giacomo ha fatto un grande lavoro come artefice del Comitato per la difesa della Corte d’Appello di Campobasso, al quale abbiamo partecipato attivamente come Presidenza del Consiglio e che ha visto l’impegno di tante istituzioni di questa regione – ha aggiunto Cotugno – Il suo nome è stato fatto da un gruppo di sigle civiche, ma non mi sembra che abbia ancora sciolto le riserve o detto se accetta la candidatura”.

Una riserva che sarà sciolta subito dopo le feste. Quando il quadro politico generale sarà chiaro. Sarà chiara la posizione di Rialzati Molise e, dal fronte opposto, si capirà anche se il dualismo Frattura-Ulivo 2.0 sarà superato. Con una candidatura super partes. Di tutto il centrosinistra unito. Il tentativo è in corso. In Molise e a Roma. Col nome di Antonio Di Pietro che torna nel totocandidature, insieme a quello del rettore dell’Unimol Gianmaria Palmieri.

Carmen Sepede

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